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L'OPERAZIONE
02 Dicembre 2014
L'ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno
Probabilmente neanche Dedalo
sarebbe stato in grado di elaborare un intreccio come quello scoperto, in
un’indagine durata oltre due anni, dal gruppo dei Ros di Roma. Un intreccio che
coinvolge, politica, imprenditori, colletti bianchi e criminalità. Una
criminalità che prende per la prima volta nero su bianco a Roma, il nome di
mafia, quando la Procura capitolina attesta che i 37 arrestati e gli oltre 100
indagati coinvolti nell’operazione “Mondo di Mezzo”, sono accusati fra gli
altri capi, “di associazione di stampo mafioso”. Secondo le indagini si sarebbe
creata a Roma una struttura parallela e contigua a quella delle Istituzioni che
grazie ad un elaborato “sistema corruttivo” sarebbe stata in grado di
influenzare l’assegnazione di appalti e gare pubbliche riguardanti la città. Le
accuse vengono quindi raccolte nel terzo comma dell’articolo 416bis,
riguardante l’associazione mafiosa che recita come “l’associazione è di
tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di
intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e
di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o
indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di
concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti
o vantaggi ingiusti per sé o per altri…”.
Il Nero. Fra i nomi che emergono dalle
liste degli arrestati spicca quello di Massimo Carminati, ex terrorista Nar,
coinvolto a vario titolo nelle vicende degli anni di piombo fino ad arrivare
all’arresto odierno. Per capire chi sia Massimo Carminati però basta fare un
nome, o meglio chiamare alla memoria una immagine, quella del Nero di Romanzo
Criminale: ecco, il Nero, che nel film ha il volto di Scamarcio, è lui,
Carminati. Nato a Milano nel 1958, cresce a Roma all’interno dell’area di
destra che fa riferimento prima all’MSI e poi ad Avanguardia Nazionale: dalla
militanza politica, Carminati si sposta poi all’interno dei Nuclei Armati
Rivoluzionari dove rincontra Valerio Fioravanti già compagno di scuola. Con i
NAR Carminati acquista il profilo criminale che lo conduce, in seguito alla
rapina Chase Manhattan Bank, fra le file della Banda della Magliana. E se a
Roma “non se move foglia che la Banda della Magliana non voglia” è anche grazie
alle azioni del Nero, che secondo quanto riportato da Abbatino e Sordi si
sarebbe occupato di riciclaggio, violenze e operazioni di omicidio. Nonostante
le accuse, Carminati è riuscito a vario titolo a risultare sempre estraneo ai
fatti a lui imputati, almeno fino al 27 febbraio 1998 quando venne condannato a
10 anni di reclusione al termine del processo iniziato con l’operazione
“Colosseo” che riaprì i fascicoli sulla Banda della Magliana e su vent’anni di
attività criminale.
Politica coinvolta. L’operazione “Mondo di Mezzo” non ha risparmiato il
mondo della politica che secondo quanto rilevato dalle forze dell’ordine
sarebbe coinvolta direttamente nel sistema criminale messo in piedi e gestito
dai diversi arrestati di oggi. Dalle liste degli indagati spunta il nome di
Gianni Alemanno già Sindaco della Capitale che dal suo profilo Facebook
precisa: “Dimostrerò la mia totale estraneità e ne
uscirò a testa alta. Chi mi conosce sa bene che organizzazioni mafiose e
criminali di ogni genere io le ho sempre combattute a viso aperto e senza
indulgenza. Dimostrerò la mia totale estraneità ad ogni addebito e da questa
incredibile vicenda ne uscirò a testa alta. Sono sicuro che il lavoro della
magistratura, dopo queste fasi iniziali, si concluderà con un pieno
proscioglimento nei miei confronti”. Nelle carte della magistratura si
legge intanto che “può essere affermato con certezza che vi erano dinamiche
relazionali precise, che si intensificavano progressivamente, tra Alemanno, Sindaco
di Roma, e il suo entourage politico e amministrativo, da un lato, e il gruppo
criminale che ruotava intorno a Buzzi e Carminati, dall’altro. Dinamiche
relazionali che avevano ad oggetto specifici aspetti di gestione della cosa
pubblica e che certamente non possono inquadrarsi nella fisiologia di rapporti
tra amministrazione comunale e stakeholders”. Non solo
ambienti legati alla destra. Le indagini coordinate dai Pm Paolo Ielo,
Luca Tescaroli, e Giuseppe Cascini hanno portato alla perquisizione degli
uffici del Consigliere Regionale Eugenio Patanè. Ma l’effetto più immediato è
quello che ha coinvolto l’ex Assessore alle politiche abitative e alla casa,
Daniele Ozzimo e l’ex Presidente dell’Assemblea Capitolina, Mirko Coratti. Ex.
Perché saputo di essere stati iscritti nel registro degli indagati i due hanno hanno
rassegnato le dimissioni:

“Rimetto per senso di responsabilità – scrive Ozzimo in una nota - e serietà il mio mandato da assessore nelle mani del sindaco. Appresa la notizia di un'indagine in corso nei miei confronti, nell'ambito della maxi inchiesta, pur essendo totalmente estraneo allo spaccato inquietante che emerge dagli arresti effettuati stamattina, rimetto per senso di responsabilità e serietà il mio mandato da assessore nelle mani del Sindaco non volendo in nessun modo arrecare danno all'amministrazione della città. Ho fiducia nella magistratura – continua Ozzimo - e sono certo che le inchieste che sono in corso dimostreranno la mia totale estraneità. Una scelta sofferta perché orgoglioso del lavoro portato avanti in questi mesi ma credo doverosa nei confronti della mia città”. Sulla stessa linea anche Mirko Coratti che si dice “totalmente estraneo a quanto emerge in queste ore dalle indagini”.
Indagini ancora in corso. L’operazione ha avuto il supporto
del Gico della Guardia di Finanza che ha eseguito un decreto di sequestro
di beni, riconducibili agli indagati, per un totale di 200 milioni di euro.
Secondo gli inquirenti molto resta ancora da scoprire e parte della difficoltà
delle indagini è dovuta alle schede telefoniche che secondo quanto riporta
l’ordinanza di custodia cautelare Carminati era solito distribuire per avere delle
conversazioni protette dalle intercettazioni. Una vicenda che finisce per
coinvolgere anche il rimpasto della giunta capitolina previsto per i prossimi
giorni da Ignazio Marino: se nelle intenzioni del Sindaco questo doveva essere
un “mini rimpasto” con la sola sostituzione del dimissionario Pancalli – per
lui pronto il ruolo al vertice del “Comitato Roma 2024” – il Primo Cittadino
ora si trova a dover riorganizzare le caselle vacanti in seguito alle
dimissioni di Ozzimo – per la cui scelta ha espresso “profondo apprezzamento” –
e di Coratti, con il non facile compito di mantenere intatti gli equilibri
interni.
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