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Arte
11 Dicembre 2014
foto©thepostinternazionale.it
Resterà aperta fino all'11
gennaio 2015 la tredicesima edizione del Festival Internazionale della
Fotografia. Ospitato presso il Museo di Arte Contemporanea di Roma (MACRO),
l'evento si ripropone di gettare luce sull'universo della fotografia, con
particolare attenzione al ritratto, che quest'anno è il protagonista assoluto
della kermesse. Nato nel 2002 da un'idea di Marco Delogu che al presente ne
resta il principale curatore, il Festival ormai è entrato a pieno regime tra le
principali manifestazioni a tema con una formula ben congegnata e di testato
successo: una collettiva principale ed una serie di esperienze personali
tradotte in selezionatissime mostre sparse sul territorio cittadino che dal
campo fotografico sconfinano in quello artistico. Perchè in effetti lo scopo
del Festival è proprio il seguente: far risaltare gli aspetti preziosi di
questo strumento, mediante un circuito di musei, gallerie e sedi istituzionali
sparse all'interno della capitale, evidentemente con quartier generale negli
spazi del Macro, che consenta dunque a tutta la città, nonché ai partecipanti,
una più diffusa e più giusta visibilità. Si va così dal Teatro Biblioteca
Quarticciolo al Teatro Elsa Morante,
passando per il Teatro di Tor Bella Monaca. In tale visuale diventa
quindi ancor più necessario ed importante proseguire l'esperienza di un
festival a tema fotografico: dopo oltre centocinquant'anni di diffusione
capillare, prima tra le elite e poi tra tutte le classi sociali, viviamo in
un'epoca dove la foto è stata ampiamente sdoganata – e forse anche per questo
un po' troppo svilita nella propria dignità – essendo parte integrante e
consistente del vissuto di ogni nostro giorno. Quest'ultima affermazione trova
una chiara espressione nell'esperienza giovanile (e non solo) dei selfie. Il
Festival invece riporta alla ribalta il ruolo primigenio della fotografia, ossia
quello di una valida lente di ingrandimento sull'umanità e sulle sue vicende,
magari partendo da un piano squisitamente sociale per poi finire a quello più
segnalatamente individuale. L'allestimento della Mostra “Portrait” di
quest'anno in particolare va in tale direzione: perchè in fondo fare un
ritratto fotografico è come aprire una finestra su una storia e su un percorso
identitario, fatto di pregi e di difetti, di reali potenzialità e pericolosi
limiti.
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