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economia
04 Marzo 2015
Nell'Europa attanagliata dalla Troika, fra quei Paesi dove
grava il giogo del debito pubblico, costretti a una politica di austerità,
stanno prendendo piede correnti di pensiero anti-euro. L'uscita dalla moneta
unica e il ritorno alla propria sovranità monetaria viene auspicato da vari
movimenti politici, in Grecia come in Francia fino in Italia. La crescita degli
euroscettici è data dal fatto che, a parer loro, la moneta unica ha generato
una politica fiscale più restrittiva, con conseguente diminuzione della domanda
aggregata e un aumento della disoccupazione. L'impossibilità di svalutare
inoltre, stando appunto in un sistema di moneta unica, penalizza la
competitività delle nostre imprese sui mercati internazionali. Se l'uscita
dalla moneta unica possa risolvere o meno queste criticità meriterebbe un
discorso a se stante. Ciò che è necessario chiarire e mettere in luce è forse
lo step precedente, ovvero il perché il passaggio dalla lira all'euro ha
portato, in Italia, al prodursi di tali conseguenze. Lo facciamo insieme al
dott. Pierluigi Sorti, docente esperto in contabilità analitica e marketing
internazionale, più volte nominato professore ad incarico presso l'Università
di Urbino e Roma Tor Vergata nella facoltà di Economia. Abbiamo scelto il dott.
Sorti non casualmente. È di qualche settimana fa infatti, la nascita del suo
blog dal nome "lira-euro" nel quale Sorti, attraverso i suoi studi,
spiega come le difficoltà economiche del nostro Paese non dipendano dall'euro
in se, quanto dai criteri di conversione utilizzati nel passaggio dalla moneta
nazionale a quella europea. Quando i dodici Paesi dell'area euro abbiano dato
vita alla moneta unica non è chiaro perché, ci spiega il professore, è avvenuto quasi tacitamente, ma è
facilmente ipotizzabile si sia trattato del dicembre 1998. Data alla quale,
spiega Sorti, è riferibile il coefficiente monetario con il quale è stata
effettuata la conversione. Tale coefficiente, secondo il professore, fu
determinato sulla base dei listini di borsa italo tedeschi degli ultimissimi
giorni del 1998. Giorni in cui, con grande probabilità, si determinò la
conversione di tutte le monete, compresa la lira, sulla base del cambio col
marco tedesco, il cui valore era quello di 990 lire. Considerato che il
rapporto fra marco ed euro era stato già precedentemente fissato a 1 euro/
1,95583 marchi, si arriva facilmente anche a quello fissato per il cambio lira-euro.
Come? Molto semplicemente, come ci spiega il dott. Sorti, ovvero moltiplicando
il valore del marco tedesco sull'euro per il valore della lira italiana sul
marco, ovvero 1,95583x990= 1936,27; ottenendo perciò quello che sarebbe stato
il cambio lira-euro. Un cambio quindi, sul quale ha avuto potere valutario il
marco tedesco, come se il mercato italiano fosse commisurabile ad esso. Secondo
il dott. Sorti l'errore sta esattamente nell'aver utilizzato valori di cambio
determinati da semplici operazioni di import-export, nella fusione di 11 monete
diverse, non potendo per questo, rappresentare il potere d'acquisto di
ciascuna. Questo accordo di conversione, avvenuto come un vero e proprio patto
leonino secondo quanto riferisce Sorti, concluso a fine 1998, ha avuto davanti
a se tre anni prima che entrasse in vigore l'Euro nel Gennaio 2002. A chi debba
essere attribuita la paternità del documento finale col quale si ufficializzò
l'adesione dell'Italia a tale accordo, nonostante le approfondite ricerche portate
avanti dal dott. Sorti, non ci è dato sapere. Secondo il professore questa
lacuna è imputabile con molta probabilità, proprio a quel triennio di
sospensione fra la stipula dell'accordo e l'entrata in vigore della moneta
unica. Questi tre anni in cui tutto è rimasto sopito, in cui la lira ha
continuato a circolare restando, di fatto, la nostra unica moneta, hanno fatto
si che gli effetti di tale accordo, la scelta del valore del cambio, non
facessero emergerne le conseguenze. La domanda che il dott. Sorti si pone e che
lo porta a volerci vedere chiaro, intavolando un lavoro di studio minuzioso
fino all'apertura del blog nel quale condividere pensieri e ricerche è la
seguente: "Come poté accadere che, prima della sottoscrizione dell'atto di
conversione, non sia stata sollevata nessuna obiezione dalla cospicua schiera
di esperti sul cambio lira/marco risultante esclusivamente dai listini di
mercato? Perché furono completamente trascurate le misure del flottante della
lira di quella fine di dicembre 1998?" Solo rispondendo a questi quesiti
si potrà giungere a comprendere la logica di un accordo che ha spogliato il
nostro Paese della sua sovranità monetaria e della perdita di potere d'acquisto
di cui siamo stati vittime tutti noi cittadini e lo siamo ancora. "Appare
dunque evidente - scrive il professore - che una svalutazione siffatta della
lira ha ingiustificatamente danneggiato (in misura assai considerevole anche se
non quantificabile, perché non risulta la massa di lire in circolazione
all'epoca) tutti coloro che hanno percepito e continuano a percepire somme già
precedentemente calcolate in lire." Dunque, lo scopo del dottor Sorti e
del suo blog è quello di diffondere temi ed interrogativi, nonché
"denunciare le rovinose conseguenze di quella scelta tuttora perduranti
sulla nostra economia; ed ipotizzare possibili nuovi scenari." Ipotizzare
nuovi scenari, al netto di certe assunzioni, sembra doveroso. Ciò che sembra
ancor più doveroso è comprendere che forse né l'un né l'altra scelta rispetto
all'Euro possano colmare l'espropriazione di cui siamo stati vittime.
Espropriazione della quale qualcuno, non a caso, si è avvantaggiato e per la
quale avremmo il pieno diritto di chiedere il risarcimento. Forse non siamo
davvero titolari di un debito cresciuto esponenzialmente proprio a causa di
questa conversione. Queste e molte altre le riflessioni e gli approfondimenti
che il dott. Sorti ci propone sul suo blog e che vale la pena di seguire per
provare a comprendere meglio uno dei principali motivi della crisi che investe
il nostro Paese.
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