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Roma Capitale
24 Giugno 2015
Il Quirinale diventa sempre più la
“Casa degli italiani”, oltre che un monumento accessibile a tutti: infatti con
la giornata di ieri è iniziato un nuovo corso per quello che per secoli è stata
dimora papale prima e reggia sabauda poi. Infatti è stato dato seguito all’annuncio
fatto lo scorso 2 giugno dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in
cui il Capo dello Stato intendeva aprire a tutti la sua residenza
ufficiale. Fin qui tutto molto bello ed ammirevole,
se non fosse per la faccenda relativa al servizio di accoglienza dei flussi di
visitatori, che è stato affidato ai volontari del Touring Club oltre che agli
studenti e tirocinanti dell’Università di Roma. Una scelta che ha fatto
letteralmente infuriare gli addetti ai lavori del settore, guide turistiche
professioniste, storici dell'arte, archeologi e specialisti del patrimonio
culturale, i quali a quanto pare non avranno parte attiva nello svolgimento
dell’iniziativa, o almeno non per il momento. In effetti questa situazione
costituisce la punta di un iceberg ben più grosso: già nel mese di novembre il
coordinamento di Confassociazioni Beni culturali avevano convocato tutti i
propri rappresentanti, scendendo in piazza in tutta Italia proprio per
rivendicare la propria importanza nel panorama culturale nazionale oltre che la
tendenza diffusa nell’ambito del MIBACT di ricorrere sempre più spesso ai
volontari ed ai tirocinanti e volontari al posto dei lavoratori, cosa peraltro
accaduta di recente anche negli scavi di Pompei, con 130 nuovi reclutamenti.
Tutto questo per aggirare, evidentemente, delle eventuali spese, ma la faccenda
a quanto pare è ben più delicata: i dati dell’Osservatorio Bandi Archeologici
dell'ANA vanno segnalando una sempre più forte tendenza da parte delle
Istituzioni a selezionare volontari in base ad una disponibilità finanziaria sempre
più esigua. Ciò si impone agli occhi dell’opinione pubblica internazionale come
una delle “vergogne” del nostro paese, che visto il suo patrimonio culturale,
potrebbe fondare su di esso buona parte della propria economia.
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