Cerca
La notizia
25 Giugno 2015
Tra i prelati del piccolo Stato
incastonato nel cuore della città eterna, come nel resto della Chiesa cattolica, c’è ben più di una
classica attesa: Papa Francesco potrebbe da un momento all’altro emettere un
decreto col quale ribadire un nuovo pronunciamento negativo sul cosidetto
“fenomeno Medjugorje” poiché ieri, a trentaquattro anni esatti da quel 24 giugno
1981 in cui sei bambini di una piccola e povera cittadina della Bosnia vennero
resi oggetto di un fenomeno ancora oggi non terminato, si è riunita l’assemblea
plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, con lo scopo di
fare il punto attraverso una serie di conclusioni tratte dal dossier Medjugorje, che al
momento sarebbe proprio sulla scrivania del Papa. Stando ad indiscrezioni
filtrate dai Sacri Palazzi, il dossier, basato sul lavoro della “Commissione
Ruini” che fu costituita da Benedetto XVI proprio per vedere chiaro in tale
vicenda, avrebbe confermato quanto già trapelato dalla dichiarazione fatta dai
vescovi jugoslavi a Zara nel 1991: Medjugorje dunque non sarebbe assolutamente
riconosciuto come luogo di apparizione e rivelazione soprannaturale, quanto
semplicemente un luogo di preghiera e di Fede. Per tale motivo si inviterebbero
i fedeli a visitare il luogo per pure necessità spirituali e non per riconoscere
i fatti come autentici cercando il contatto diretto con i veggenti o partecipando
alle visioni; con questo, che di fatto rappresenterebbe un divieto, resterebbe
inibita anche la diffusione dei messaggi mensili a la stessa erezione di
Medjugorje a santuario internazionale ne uscirebbe pregiudicata. Soprattutto si
scoraggerebbero eventuali episodi di fanatismo o di eccessiva esaltazione dei
protagonisti principali degli eventi. Malgrado si tratti di una dichiarazione
che ad ogni modo non sarebbe definitiva fintanto che le apparizioni non abbiano
termine – cosa che rispetterebbe quanto codificato dal diritto canonico – molti
permarrebbero i punti a sfavore di un riconoscimento ufficiale delle
apparizioni: anzitutto l’incompatibilità
dei messaggi con la teologia cattolica, oltre che interessi economici palesati
dai veggenti nel corso degli anni, investendo in agenzie viaggi, alberghi e
mostrando disobbedienza alla gerarchia ecclesiastica locale. A suffragare
quest’ultima affermazione in particolare sarebbe stata la richiesta, avanzata
dal Papa attraverso la Commissione Ruini, di consegnare alla Santa Sede i dieci
segreti che la Vergine avrebbe rivelato ai veggenti. Una richiesta cui è stato
opposto un netto rifiuto. Scettico del resto si è mostrato anche Papa
Bergoglio, il quale più volte ha richiamato i fedeli, a partire da novembre
2013 quando, in una delle sue omelie affermò che “La Madonna è Madre (…) ma non è un capoufficio della posta che invia
messaggi tutti i giorni”. Fonti vicine ad una delle veggenti, Vicka
Ivankovic, affermerebbero che quest’ultima attende le conclusioni
delle alte gerarchie vaticane in totale serenità e obbedienza, confortata anche
dalle rassicurazioni della Madonna stessa. La parola dunque ora passa a Papa
Francesco, cui ora spetterà di trovare il bandolo della matassa stabilendo se e
quando pronunciarsi.
EDICOLA DIGITALE
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni