Cerca
Civitavecchia
12 Luglio 2015
Particolare degli affreschi ritrovati (© - civitavecchiasport.it)
La scoperta è di quelle a cui il
nostro Paese non si abituerà mai abbastanza, pur risalendo a quarant’anni fa. E’
del 1972 infatti la scoperta dei resti di un affresco, apparso subito di
eccellentissima mano, presso una casa privata di Civitavecchia: inizialmente, né
più né meno di una stanza di appartamento appena acquistato in cui un
carabiniere in pensione e sua moglie volevano ricavare una comune camera da
letto. Deciso a ripulire le pareti da strati di vecchia tinteggiatura, il
proprietario si imbattè così in una spada e man mano che la pulizia procedeva,
le pareti iniziarono a restituire pitture via via più notevoli. Ma il
carabiniere ebbe paura di una possibile confisca dell’appartamento e decise di
non divulgare ulteriormente la notizia, anche se ormai tutta Civitavecchia nel
era al corrente. Nel 2009 però si riaccesero i riflettori sul ritrovamento e
cosi, dopo un abbondante lustro di lavori, le restanti quattro pareti sono
state liberate da intonaci e malte varie in modo tale da quantificare ad occhio
nudo l’imponenza e la portata della scoperta. E c’è un di più: questi affreschi sarebbero molto
simili agli affreschi che Raffaello eseguì in Vaticano negli anni tra il 1511
ed il 1514 per l'appartamento del papa di quell’epoca Giulio II. Opere di cui
non esistevano copie, o almeno fino al 2009 era così. Ma come mai opere così
eminentemente importanti proprio a Civitavecchia? Secondo ipotesi avanzate dall’inviato
di Panorama Alvaro Ranzoni, questi affreschi potrebbero costituire un bozzetto
preparatorio da mostrare al papa in visita alla città: in quegli anni difatti,
Giulio II raggiungeva la cittadina, allora importantissimo scalo portuale dello
Stato della Chiesa, per seguire personalmente i lavori di costruzione della
Fortezza bramantesca. Ciò sarebbe ancora più palese confrontando le pitture
appena ritrovate con quelle custodite in Vaticano, da cui emergono una serie di
differenze, come ad esempio la disposizione delle scene fino alle dimensioni
delle stesse, i colori dei vestiti dei personaggi raffigurati oppure somiglianze
e particolari mancanti. Nei fatti però c’è in corso una disputa vera e propria
tra esperti e cultori d’Arte, i quali fanno notare che ai tempi non era d’uso l’esecuzione
di bozzetti a grandezza naturale prima di realizzare un’opera. Resta la
partenità delle pitture, per le quali la compianta esperta di arte raffaellesca
Nicole Dacos azzardò ai tempi addirittura il nome di un esecutore fisico: l’incisore
Ugo Da Carpi. Ora l’attesa è tutta per successivi finanziamenti che permettano
a tali capolavori riscoperti di ritrovare definitivamente lo splendore delle
origini.
EDICOLA DIGITALE
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni