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Roma Capitale
16 Luglio 2015
La malavita organizzata non smette di alimentare la sua sete
di affari e continua a mettere le mani sulla Capitale e sulle sue attività
commerciali: a beccarsi i sigilli questa volta, a quattro mesi dalla chiusura
de 'Il faciolaro' e 'La rotonda', è stato il locale “Il Barroccio”, nel corso
di un blitz della Direzione investigativa antimafia, svoltasi ieri mattina nel
centro storico della Capitale. Sotto sequestro preventivo anche il 60% delle
quote della società Barroccio 2015 srl, insieme al suo intero patrimonio
aziendale ed alla somma di 70 mila euro circa, depositati su conto corrente
bancario. Il tutto per un valore di circa un milione di euro, da aggiungere
agli altri dieci dei sequestri precedenti. Tutti e tre i locali, situati in
zona Pantheon, posti l’uno dopo l’altro a breve distanza, sono di proprietà dello stesso imprenditore Salvatore
Lania, di 47 anni, di Seminara (RC), già noto alle Forze dell’Ordine dal tempo
delle indagini che portarono al sequestro ed alla confisca di un altro luogo
noto della città, il mitico "Caffè de Paris" di via Veneto, su cui
emersero una serie di infiltrazioni nella capitale riconducibili alla cosca
calabrese Alvaro di Sinopoli. L’ennesimo colpo al cuore insomma per una città
ancora poco abituata a certe notizie. Tuttavia, in questo caso si conserverà
una parvenza di normalità: il locale resta aperto infatti, sebbene adottando la
misura dell'amministrazione giudiziaria controllata, nominata dal Tribunale, al
pari degli altri due locali sequestrati in primavera sempre al Lania, in modo
da evitare un blocco nei pagamenti del personale e dello stesso ciclo
produttivo. Intanto la Coldiretti ha già lanciato un allarme attraverso un
preoccupante rapporto, secondo cui si stima che sarebbero almeno cinquemila i
locali che sul territorio nazionale sono entrati nell’orbita delle associazioni
a delinquere, in maniera sempre più capillare, sia acquisendo che gestendo tali
esercizi, così da riciclare il danaro venuto da attività illecite, per un
volume di affari che si aggirerebbe attorno alla cifra astronomica di 15,4
miliardi di euro e che finisce per capovolgere la tendenza altrimenti recessiva,
che l’economia nazionale sta vivendo in questi ultimi anni.
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