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Il Caso
18 Settembre 2015
Ennesima
figuraccia per la Capitale d’Italia. Non si è ancora spenta del tutto l’eco
generata dai pittoreschi funerali di Vittorio Casamonica, capo dell’omonimo
clan attestato nella zona sud della città che già si può parlare di un ennesimo
caso di respiro internazionale: stamane, laconico, un comunicato scarno faceva
bella mostra di sé dinanzi ai cancelli – chiusi – del Colosseo: nelle poche battute veniva annunciata la posticipazione
dell’apertura del monumento, nonché di una serie di monumenti sempre
all’interno della cerchia urbana (Foro Romano,Palatino, Terme di
Diocleziano, Museo
Nazionale Romano ed Area Archeologica di Roma oltre agli scavi di Ostia antica). Tale
decisione, motivata da una non meglio precisata riunione sindacale sebbene
regolarmente convocata, ha gettato letteralmente nel caos i numerosissimi
turisti stranieri che, malgrado il settembre inoltrato, continuano ad assiepare
la capitale, affollandone i principali monumenti. Il tutto è rientrato intorno
alle ore 12, quando i cancelli sono stati aperti ai visitatori, ma intanto la
miccia ha fatto scoppiare immediatamente la polemica politica: il ministro per
i Beni culturali Dario
Franceschini ha parlato di “misura colma” mentre il premier Matteo Renzi ha affermato che la cultura italiana
non può essere in ostaggio di sindacalisti. Dall’altra parte della barricata,
il garante per gli scioperi, Roberto Alesse, ha motivato la decisione adducendo ad una necessaria misura
per ribadire l’urgenza di ricomprendere i beni culturali e la loro fruizione
tra i servizi pubblici essenziali in quanto, continuando a mancare tale
prospettiva, si continua a divulgare una pessima immagine non solo della
Capitale ma anche di molti altri siti sparsi in giro per la penisola. Intanto
per l’ennesima volta la Città eterna si è ripresentata all’appuntamento col
mondo in una condizione discutibilissima, attraverso le ormai consuete immagini
di turisti disorientati ed ovviamente indignati per l’inconveniente, piombato
su di loro come un fulmine a ciel sereno: molti di loro, forti della
prenotazione attraverso il sito internet, hanno lamentato un mancato
preannuncio della riunione. Altri invece si sono trincerati in un laconico “We
come back later”. Di certo c’è che il dado è stato tratto in una situazione già
a dir poco precaria, il tutto aggravato dal fatto che con il Giubileo straordinario alle porte cresce a dismisura l’apprensione
nei confronti di una realtà affatto incapace di gestire e controllare un evento
di simile portata.
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