Concluso il restauro della neogotica Cappella Guglielmi di Civitavecchia
I lavori, finanziati dalla Cassa di Risparmio di Civitavecchia, hanno permesso di riscoprire il primo autore dei dipinti delle pareti, il Borgognoni, fino ad oggi ritenuto esclusivamente pittore su tela
23 Ottobre 2015
S.M.d.Orazione e Morte a Civitavecchia, entro cui è costruita la Cappella Guglielmi
E’ stata riaperta al pubblico lo
scorso sabato la meravigliosa Cappella Guglielmi, inserita nel complesso di
Santa Maria dell’Orazione e Morte di Civitavecchia, dopo un lungo e complesso lavoro
di restauro finanziato dalla Cassa di Risparmio di Civitavecchia, che ha
completato un precedente intervento con il quale l’ente civitavecchiese aveva
favorito un primo recupero dell’abside della medesima cappella. Cappella
Guglielmi era inizialmente un luogo dedicato alla Beata Vergine dei Sette
Dolori, per la precisione dall’anno 1702: sull’altare precedente, un quadro
della Madonna Addolorata era all’origine della dedicazione. Nel 1776, con
l’ottenimento da Papa Pio VI del privilegio perpetuo di conservarvi il
Sacramento, il luogo ottenne una nuova intitolazione al Sacramento. Dopo di
che, tra il 1869 ed il 1886 il Marchese Felice Guglielmi promosse a sue spese
una serie di lavori di ristrutturazione. Il risultato fu stupefacente, in
quanto la cappella ricevette una nuova riconfigurazione architettonica,
splendendo di luce e colori di gusto neogotico. L’interno è attualmente
caratterizzato da due nicchie concluse da alte guglie: all’interno delle
nicchie risaltano i monumenti a Benedetto e Felice Guglielmi. Quest’ultima
opera, dedicata al mecenate che finanziò la rinascita di questo luogo di culto
è opera certa di Giulio Tadolini, esponente di una famiglia di artisti legati a
Canova ed alla felice epoca del classicismo in area romana. A partire da
un’iscrizione apposta sulla parete dell’anticappella di accesso, finora si era
ritenuto che l’autore delle pitture, concluse a fine anni trenta fosse Fernando
Vignanelli. Con il restauro conservativo diretto dal dottor Davide Rigaglia, è
invece venuto fuori l’autografo di Romeo Borgognoni, vissuto tra il 1875 ed il
1944, fino ad oggi ritenuto un pittore operante esclusivamente nella pittura su
tela. Stando alle tesi formulate al termine del restauro, quest’ultimo artista avrebbe
eseguito i dipinti ben prima dell’intervento del Vignanelli, il quale invece avrebbe
riposto mano all’apparato pittorico della cappella solo in un secondo momento,
probabilmente per ovviare ai primi danni causati dall’umidità. Insomma, operazioni
complesse ma affascinanti, che hanno permesso di squarciare il velo di sacrale mistero
caduto su questa cappella negli ultimi 150 anni di storia, restituendo la
giusta luce ad una struttura che può effettivamente ritenersi come un
“complesso nel complesso” dove architettura, pittura e scultura convivono armonicamente,
forti di quella stagione neogotica che ancora aspetta di essere raccontata e
rivalutata a dovere.
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