Tra Liberty e design, Quarant’anni di Arte al Palazzo delle Esposizioni
Dallo stile floreale ai primi esperimenti astratti, approda in Italia una mostra che racconta uno dei momenti artistici e culturali più felici vissuti dall’umanità a cavallo tra ottocento e modernità
29 Ottobre 2015
Vittorio Zecchin , Le mille e una notte (1914). Parigi, Musée d'Orsay
A partire dallo scorso 16 ottobre,
il Palazzo delle Esposizioni di Roma ospita la mostra dal titolo “Una dolce
vita? Dal Liberty al design italiano. 1900-1940”. L’esposizione, organizzata dall'Azienda
Speciale Palaexpo in collaborazione con il Musée d'Orsay di Parigi nasce per dare
l’occasione unica di immergersi nella temperie artistica che travolse il nostro
Paese tra la fine del XIX secolo ed il primo quarantennio del secolo
successivo. Tutto infatti iniziava nell’Italia di inizio novecento, dove ebanisti,
ceramisti, vetrai e maestri vari dal nulla diedero il via ad un nuovo movimento
artistico, che si impose come vero e proprio stile italiano e finì per
influenzare lo stesso concetto di design che oggi noi contemporanei conosciamo.
Era l’epoca in cui il Bel Paese celebrava il primo cinquantennio di unità
nazionale e riponeva grande fiducia nell’opera del governo Giolitti. A livello
europeo invece un compiaciuto senso di fierezza nel confronti del progresso
tecnico e scientifico fece inizialmente pensare che l’umanità non potesse più
imbarcarsi in guerre fratricide e sanguinose e proprio per tale motivo questo
avvio di secolo venne chiamato “Belle Époque”. Tale speranza però fu travolta circa
un decennio dapprima alla Grande guerra e poi al regime fascista, che spinse la
nazione sull’orlo di un secondo conflitto su scala mondiale, di li ad un ulteriore
decennio. Ad ogni modo il primo quarantennio del novecento, che iniziò con la
genesi dell’Art Nouveau – in Italia ribattezzata “stile floreale”, più nota
ancora come “Liberty” - si caratterizzò per una particolare effervescenza di
opere, dall’Arte plastica a quella decorativa, dimostrandosi capace di
coinvolgere più ambiti sociali ed annoverando così una serie di firme di alto
livello, quali Ernesto Basile oppure Carlo Bugatti: a questa corrente prevalentemente
borghese si contrappose il Futurismo di Tommaso Marinetti, parzialmente travolto
dalla tempesta bellica e successivamente, a guerra finita, dall’affermazione
delle avanguardie: a livello culturale così ci fu l’exploit del movimento “Novecento”
di Margherita Sarfatti mentre a livello artistico fu la volta del cosiddetto
stile monumentale di Giovanni Muzio e Piero Portaluppi. Entrambi ritrovarono ad
essere espressione sempre più ufficiale dell’Italia Fascista, pur non
soffocando impeti originali come le interpretazioni di stampo modernista di Giuseppe
Terragni e Mario Radice, cui si deve la Casa del Fascio di Como. Di qui al design
moderno il passo è breve. La mostra “Una dolce vita? Dal Liberty al design
italiano” è stata ideata da Guy Cogeval ed annovera Guy Gogeval, Beatrice
Avanzi, Irene de Guttry e Maria Paola Maino quali curatori; essa avanti fino al
16 gennaio del 2016. Per maggiori informazioni www.palazzoesposizioni.it
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