Ventisei consiglieri si dimettono: Ignazio Marino non è più sindaco
Letale l’ultimo colpo di mano con cui l’ormai ex sindaco aveva tentato di riprendere le redini del Campidoglio: negli ultimi minuti, le dimissioni in massa dei consiglieri hanno inferto il colpo di grazia
30 Ottobre 2015
Negli ultimi minuti si è chiusa
definitivamente la parabola di Ignazio Marino come sindaco di Roma Capitale: dopo la
notizia della revoca delle dimissioni presentate lo scorso 12 ottobre - che
aveva di fatto annullato il countdown verso la decadenza automatica del mandato
(fissata al 2 novembre) - come anticipato nelle ultime ore, ventisei
consiglieri della giunta hanno deciso di dimettersi definitivamente dal governo
della Capitale, facendo mancare automaticamente il quorum necessario al
sindaco-chirurgo per riprendere saldamente le redini del Campidoglio e
spianando la strada alla nomina di un commissario da parte del Prefetto di
Roma. Ai 19 assessori in quota Pd - le cui dimissioni erano state concordate in
una riunione con il presidente del Pd, Matteo Orfini – si sono aggiunti altri sette
consiglieri. Una svolta letale, che ha causato le ire di Marino, il quale in
aula consiliare ha parlato di “Coltellata da 26 nomi ma un unico mandante”.
Secco invece l’affondo Dem "Ha tradito il suo nome e il suo dna". M5S
e Sel invece di astenersi, non avallando con la propria firma la caduta della
giunta. La giornata già si era aperta male, con la notizia dell’iscrizione del
sindaco nel registro degli indagati in merito all’inchiesta sulle spese
effettuate con carta comunale, una situazione che a suo tempo era valsa la
crisi alla base delle dimissioni e per la quale Marino stesso ha replicato "La
comunicazione delle indagini è un atto dovuto per svolgere le indagini. Io sono
convinto di aver spiegato bene le mie ragioni e la mia trasparenza". Ma
non è bastato. Nel corso della giornata, a rincaro della dose, erano giunte le dichiarazioni
del presidente della Cei, il cardinal Angelo Bagnasco, invocanti il bisogno di
un’amministrazione degna della Capitale “perché è una città che merita
moltissimo, specialmente in vista del Giubileo che è alle porte”. Infine, sul
finire della giornata, la conta finale e la firma in massa delle dimissioni che
di fatto ha sancito la definitiva capitolazione della giunta targata Marino.
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