Cerca
LA NOTIZIA
19 Novembre 2015
San Pietro foto (C) Google
Del quando, dove e come se ne conosce ancora poco. Certo è, che dalla sequenza
di avvenimenti, prese di posizioni e risposte successive agli attentati di
Parigi, Roma è tornata al centro delle osservate speciali in una lista di
luoghi simbolo, attenzionati dal terrorismo internazionale. L’analisi di esperti
e politologi non deve però spostare l’attenzione: la Capitale – per storia,
simbolismo e presenza del Vaticano – é osservata speciale da almeno un decennio,
da quando gli attentati dell'undici settembre prima, e quelli di Londra e Madrid
dopo, avevano fatto temere – come in parte si è verificato – una rapida escalation
del terrorismo internazionale.
La relazione del FBI. In questo senso va quindi letto il report finalizzato dal FBI e indirizzato
agli organi di competenza italiani nei quali si parla di “rischio” possibile
per l’Italia: nello specifico nell’informativa inviata al Viminale si fa
riferimento a tre obiettivi sensibili, identificati in Piazza San Pietro, il
Duomo e la Scala di Milano. Luoghi – ancora una volta – simbolo, ma già
segnalati alle forze dell’ordine nel corso degli ultimi anni. Inoltre nello studio non si parla di modalitá, luoghi e persone da segnalare, ma solo di una attenzione interna da aumentare nelle zone immediatamente intorno i tre luogi indicati. Certo, una
differenza di fondo rispetto agli anni precedenti rimane: l’IS è un fenomeno diverso dal jihadismo di Al
Qaeda, soprattutto perché gode di finanziamenti internazionali da parte di
Paesi solo in parte identificati nella lista degli “Stati canaglia”stilata dagli
USA. 
I soldi. Perché per far vivere, crescere e infine prosperare – si passi il
termine – una nazione come quella del Daesh occorrono in primo luogo soldi. Molti. Ecco, alla entrate del bilancio dello stato orientale figurano in primo
luogo quei finanziamenti che per copertura e/o semplice nomenclatura sfuggono
ai controlli del sistema bancario come possono essere quelli dell’antiriciclaggio.
Si parla di capitali dall’ingente quantitativo che vengono spostati, ma non
intercettati, usati, ma non bloccati. Per una addizione che vede infine
aggiungersi l’utilizzo di almeno nove pozzi di petrolio, raccolte monetarie
mascherate da beneficienza, sequestri di persona, traffico di droga e reperti
archeologici che sommati insieme danno il quadro di una "illegalità fiorente”.
Gli interventi. Intanto il governo italiano sta cercando di porre rimedio attraverso una
doppia via. Quella diplomatica richiamata da Renzi, ma anche una seconda che si
inquadra nelle misure preventive sempre richiamate dal Presidente del
Consiglio. In questo senso deve quindi leggersi la ripresa di una proposta di
legge firmata PD, sull’impiego “momentaneo” di personale addestrato delle Forze
Armate – esercito in primis – da disporre fra le fila dei Servizi Segreti
italiani per questioni relative alla “sicurezza nazionale o la protezione di
cittadini italiani all’estero”. Un impiego correlato ad una temporanea immunità
degli stessi agenti, tesa a tutelare il compito degli stessi durante lo svolgimento delle
operazioni.
Pericolo psicosi. Il quadro della situazione non è comunque – al momento – possibile stabilirlo
nei dettagli. Posti infatti gli oltre 25000 uomini impiegati nella Capitale, il
rafforzamento dei controlli su Metro e luoghi storici, la chiusura dello spazio
aereo durante il Giubileo per evitare attacchi con aerei, ma anche e
soprattutto droni, quello che rimane da mettere in sicurezza è la percezione
della città. Perché se a Roma in due giorni ci sono stati due falsi – è bene
sottolinearlo – allarmi bomba – il primo ieri nella zona antistante l’Ambasciata
Americana, il secondo oggi nella fermata Lepanto della Metropolitana A – quello
che di vero resta è l’atteggiamento di diffidenza e insicurezza dei romani. Un
dato che se diventasse statistica, da solo, varrebbe come una sconfitta.
EDICOLA DIGITALE
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni