Cerca
la mostra
24 Novembre 2015
Mattia Preti - Sofonisba
L’artista. Mattia Preti (Taverna 1613
– La Valletta 1699), nella cui opera, Luca Giordano soleva dire di ritrovare
Paolo Veronese, parte giovanissimo da Taverna, comune calabrese ai piedi della
Sila piccola, alla volta di Roma (1624), dove già dipinge il fratello Gregorio
(che resterà legato a esiti di stampo accademico) e dove si misura con i più
grandi maestri che hanno inaugurato il secolo.
Raccoglie l’eredità di Caravaggio, mediata dai francesi
Simon Vouet e Valentin de Boulogne e dai seguaci di Bartolomeo Manfredi, tendendo ad una sintesi con il
colorismo veneto, lasciando inalterata la teatralità, in un’enfasi tutta
barocca. Come Caravaggio è nominato cavaliere dell’Ordine di Malta, su
interessamento della principessa di Rossano Calabro e iscritto tra i Virtuosi
del Pantheon e all’Accademia di San Luca.
La parabola dell’artista prosegue con le grandi
imprese di Sant’Andrea della Valle e di San Carlo ai Catinari a Roma e di San
Biagio a Modena, a fianco del Guercino. Poi Napoli fino al 1659, dove tra le
tante opere realizza il ciclo della chiesa di San Pietro a Majella e, infine, Malta,
teatro della maturità artistica.
La mostra. La prima mostra
romana dedicata a Mattia Preti.
Ideata
da Vittorio Sgarbi e Giorgio Leone, è organizzata dal Segretariato Regionale
Mibact per la Calabria, diretto da Salvatore Patamia, con il finanziamento
della stessa Regione Calabria. L’intento è approfondire il “periodo romano” e,
dunque, la formazione dell’artista, ancora in gran parte oscuro.
Ventidue
dipinti dialogano tra loro e con altri maestri già presenti tra i parati e le
consolles di Palazzo Corsini: da Caravaggio a Poussin, passando per Vouet,
Lanfranco, Giordano, Reni e Murillo, rendendo il percorso articolato e
trasversale. Una sezione della mostra è poi dedicata al
rapporto con il fratello Gregorio, cui emblematica è la Madonna della purità
di Taverna. Si possono ammirare il Soldato
del Museo Civico di Rende, il Sinite
Parvulos e il Tributo della moneta
di Brera, per la prima volta posto a confronto con il Tributo Corsini, la Negazione
di Pietro di Carcassonne, la Morte di
Catone e il Miracolo di San Pantaleo, forse la prima
committenza pubblica romana. Sono presenti anche alcuni inediti giovanili
provenienti da collezioni private, tra cui la Trinità di Abramo e Salomone offre sacrifici agli idoli, difficilmente riconducibili alla
successiva estetica pretiana.
Grande assente è la Crocefissione di San Pietro
di Grenoble.
Su tutte le opere incombe, statuario, il ritrovato
Salvator Mundi dell’Abbazia di San Martino al Cimino, che prelude l’imminente
giubileo della misericordia.
La
scenografia sublime della Galleria Corsini fa il resto, rapendo e confondendo tra
i suoi tesori anche il visitatore più esperto e concentrato.
EDICOLA DIGITALE
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni