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Zarelli/1
02 Giugno 2015
Il Presidente Melchiorre Zarelli ©crlazio.info
Riproponiamo
l'intervista integrale al Presidente del Cr Lazaio Melchiorre
Zarelli, pubblicata sull'edizione n°22 di gazzettaregionale.it.
L'articolo sarà suddiviso in quattro appuntamenti, al fine di
renderne più snella la lettura online.
Non
esprimeremo ulteriori pareri personali in queste righe di
introduzione. Tuttavia, come si potrà notare dalle domande che
seguono, resta ferma la nostra opinione su un’annata difficile da
digerire considerando le tante vicende negative. Perché il bello del
calcio non morirà mai finché esisterà un pallone e delle persone
disposte a giocarci, ma quando i valori sportivi vengono calpestati
in competizioni organizzate dalle federazioni, è un dovere
denunciare e andare a porre le domande a chi può dare risposte. Il
presidente Melchiorre Zarelli ci ha ricevuto per oltre un’ora, non
negandosi e non evitando nessun quesito. Dai singoli casi di violenza
alle problematiche della giustizia sportiva, dal ciclone che ha
investito Belloli alla nascita di una Lega femminile. La lunga
parentesi sull’incidente di Andrea Scipione, il mondo degli
arbitri, il Torneo delle Regioni, fino alla possibile candidatura per
il prossimo mandato... Tutte le risposte del numero uno del Cr Lazio
su un anno di calcio.
Si
sta chiudendo una stagione delicata, soprattutto dal punto di vista
degli episodi di violenza.
“Bisogna
anche intendere che tipo di violenza. Se parliamo di violenza morale,
tantissimi casi. Per la violenza fisica dobbiamo distinguere: un
buffetto sulla guancia o un pestone può capitare. Sono cose
disdicevoli e che non vanno tollerate, ma vanno distinte. Quando si
va oltre si deve sanzionare e probabilmente qualcosa in più c’è
stato, soprattutto in Seconda Categoria, dove la situazione è andata
notevolmente peggiorando. Eccellenza, Promozione e anche Prima
Categoria hanno retto meglio.”
Nelle
giovanili?
“Anche
in alcuni campionati giovanili le cose non sono andate troppo bene.
Alcuni giocatori dovrebbero essere educati differentemente, ma il
calcio è un po’ l’emblema della società, che purtroppo non è
un’isola felice, per quanto i dirigenti si adoperino per educarli e
cerchino di far collaborare le famiglie. A volte i ragazzi hanno
situazioni difficili e sfogano i problemi nel calcio, credendo che
sia tutto lecito. Tante volte si fanno prendere da raptus che poi
vengono sanzionati pesantemente, come è accaduto anche in questa
stagione. Giocatori che si affacciano in campionati come la Juniores
che prendono due anni di squalifica, non vengono più considerati
neanche dalla loro società, cosa che gli tarpa le ali in prospettiva
futura”.
Ma
il calcio, e lo sport in generale, dovrebbe essere il veicolo per
riuscire ad unire.
“E’
vero, ma tenga conto che il calcio vive di passione. Vi prego di
credermi, non sto giustificando questi fatti, ma è uno sport che ha
tante contraddizioni che dipendono anche da quella voglia di fare,
dalla passione che li porta a trascendere”.
Caso
Atletico Acilia – Savio: ha destato scalpore il video della rissa.
Eppure i provvedimenti presi dal Giudice Sportivo sono apparsi
leggeri, con la squalifica più lunga di tre giornate.
“Un
bruttissimo episodio. Le squalifiche dipendono da ciò che scrive
l’arbitro, non vi dovete stupire. Il Giudice Sportivo è molto
severo, ma se i signori arbitri scrivessero come si deve nei referti,
le sanzioni verrebbero applicate secondo quello che vi aspettate”.
Quindi
è un problema della classe arbitrale fondamentalmente.
“Spesso
si tratta di ragazzi giovani che quando refertano non sono molto
attenti. Il Giudice Sportivo è scrupoloso e anche estremamente
severo. Spesso, quando leggo i comunicati, noto sanzioni molto
pesanti. Poi io più di tanto non è che possa dire”.
Continua...
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