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01 Ottobre 2015
Il nuovo manto sintetico del Di Marco di Ottavia
Un campo
nuovo per una nuova speranza, un nuovo spirito, una nuova società. L’Ottavia
rinasce con la realizzazione del nuovo manto in sintetico dell’Ivo Di Marco, lo
storico campo di quartiere di via delle Canossiane. E’ un passo importante di
una società che adesso mira a rilanciarsi, un’innovazione che porta nell'ambiente entusiasmo e
desiderio di migliorarsi ancor di più. A capo della nuova dirigenza del club c’è
il presidente Andrea Braconi, il quale traccia una panoramica della nuova
dimensione dell’Ottavia.
Presidente,
anno nuovo, Ottavia nuova?
“Direi di
si, a cominciare dal campo, nuovo di zecca. E’ il sogno di 40 anni di attività,
il coronamento di un percorso iniziato tanto tempo fa da persone che si sono
impegnate per portare il calcio dove purtroppo non c’era niente. Arrivati a
questo punto o si faceva un passo del genere o non si poteva andare avanti,
soprattutto con i campi ‘vecchia maniera’. Abbiamo riunito tutte le forze
possibili e finalmente ci siamo riusciti”.
Che cosa
significa per l’Ottavia questo cambiamento?
“E’ un punto
di partenza, non di arrivo. Ora si comincia a fare sul serio, non possiamo metterci
a sedere pensando di essere arrivati: è un primo passo, non un traguardo”.
Un primo
passo verso…?
“Verso
un’ulteriore crescita. Se una società non cresce purtroppo muore, non c’è via di
mezzo in un’attività. Al giorno d’oggi una società di calcio deve ragionare
come un’azienda: il socialismo di 40 anni fa, in cui tutti i soci collaboravano
e ciò era sufficiente per andare avanti, è una filosofia superata. Oggi è
necessaria una struttura più importante ed organizzata. Vogliamo ottenere
risultati, portivi e non, e soprattutto avere consensi”.
Qual è stata
la chiave per la svolta dopo tanti anni di progetti e parole?
“E’ stata
fatta progressivamente una presa d’atto: senza questo campo si perdevano categorie
ed i ragazzi non venivano a giocare volentieri ad Ottavia, anche se questo è un
ottimo polo. Avere una Scuola Calcio numerosa che faccia da base a tutti gli
altri i livelli, e poi un agonistica di buon livello e vincente, è fondamentale
per fare programmazione. Voglio sottolineare che la Scuola Calcio quest’anno
conferma il 90% degli iscritti della passata stagione, questo ci inorgoglisce perché
è la prova del buon lavoro svolto. Programmare significa pensare in grande e
con lungimiranza: questo per noi è il basamento su cui costruire ancora”.
Cosa è stato
cambiato rispetto alla precedente gestione?
“Abbiamo
voluto portare una struttura più organizzata. In tante società ci sono delle
figure con molte competenze: ritengo necessaria una diversa strutturazione, la
presenza di un Consiglio Direttivo, la divisione dei compiti in base alla
fascia di competenza. Tutto ciò consente che si possa lavorare bene, perché l’attività
si sviluppa in maniera organizzata e funzionale”.
Con questo
campo ora l’Ottavia può fare da punto di raccolta ancor più di quanto non lo
facesse già?
“Assolutamente.
Siamo in un punto di Roma dove, per tanti motivi, non c’è un affollamento di
società come in altre zone. Siamo un punto facilmente raggiungibile dal GRA e
dove non c’è tanta concorrenza, quindi Ottavia può veramente diventare un gran
punto di riferimento”.
Anche perché
le società di calcio hanno anche una funzione educativa e sociale per i ragazzi
della zona.
“Certamente,
questo aspetto è sempre al primo posto. Si dice che ‘il campione lo fa la
natura’, ma quello che possiamo fare noi è prendere un ragazzo bravo e farlo
rimanere tale. Come? Lo sport qui ad Ottavia si fa all’insegna di certi princìpi:
il calcio è bellissimo e trasmette dei valori enormi, come il rispetto
dell’avversario, del compagno di squadra, la solidarietà, l’aggregazione. Negli
sport di squadra gioie e delusioni vengono condivise: vogliamo un centro
sportivo con al primo posto l’aspetto educativo”.
Guardando al
futuro, sia breve che lungo termine, che progetti ci sono?
“Adesso dobbiamo sicuramente iniziare a gestire dei numeri importanti, però non
ci fermeremo a questo. Dobbiamo pensare di crescere: ho sempre ritenuto che la
Scuola Calcio sia il pilastro fondamentale, poi però c’è tutto il resto . L’appetito
vien mangiando: c’è apertura totale all’idea di sviluppare un impianto non
esclusivamente dedicato al calcio. Abbiamo realizzato un campo, dove va
coltivata la passione: è uno strumento imprescindibile e che ora è a disposizione
per fare grandi cose. C’è uno spirito nuovo e tanto tanto entusiasmo”.
Il direttore
generale del club di via delle Canossiane Tarquinio Deli espone invece nel
dettaglio i passi di questa crescita, tra una riflessione sulle difficoltà
incontrate ed una sulle nuove idee da sviluppare.
Direttore
che portata ha attualmente l’Ottavia e come si sta muovendo sul territorio?
“Al momento
contiamo circa 160-170 iscritti alla Scuola Calcio, ma vorrei sottolineare che
si registra un incremento del 30% rispetto all’anno scorso e speriamo di
chiudere alla soglia dei 200 iscritti, il nostro obiettivo. Riguardo alle idee
cerchiamo sempre di andare oltre, questo è il nostro ruolo. Abbiamo già avviato
i contatti, per esempio, con un centro di accoglienza sulla Cassia, in modo
tale da coinvolgere ragazzi desiderosi nonché avere rapporti con assistenti
sociali. La Scuola Calcio è importantissima, ne abbiamo scelto come
Responsabile Luca Ferri, ex calciatore professionista il quale ci sta anche
dando una mano con la Prima Squadra”.
Che
obiettivi si pone la nuova Ottavia? E come sarà possibile raggiungerli?
“L’obiettivo
sportivo è quello di raggiungere i risultati, per qual che concerne la Prima
Squadra e le altre categoria che giocano a livello Provinciale. Per quanto
riguarda altri aspetti c’è solo da lavorare tanto: le società non sono entità
astratte, bensì composte dalle persone. Più persone competenti ci sono, più la
società cresce in fretta. Abbiamo realizzato grandi cose in pochissimo tempo,
quando tutto sembrava già indirizzato in altro modo”.
Nell’ambiente
dilettantistico e giovanile odierno, quanto è difficile ‘fare calcio’ o dare
vita ad un progetto innovativo?
“Limitatamente
al discorso della realizzazione di un nuovo campo, le difficoltà sono immense.
Invece per quel che concerne il settore agonistico, allestire squadre è semplicissimo:
l’importante è capire la competenza di determinate persone. Se si hanno
collaboratori competenti nei diversi settori, allora si facilita il lavoro, perché
ognuno svolge il proprio compito portandolo al termine nel modo giusto. Bisogna
offrire un servizio: questa è un azienda di fatto, che vende un prodotto. E se
tale prodotto ha le giuste componenti, allora i risultati arrivano”.
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