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lo speciale/2
03 Ottobre 2015
Luca Ferri con Danilo Cataldi ed alcuni bambini della Scuola Calcio, foto Facebook
Un campo
nuovo per una nuova speranza, un nuovo spirito, una nuova società. L’Ottavia rinasce
con la realizzazione del nuovo manto in sintetico dell’Ivo Di Marco, lo storico
campo di quartiere di via delle Canossiane. E’ un passo importante di una
società che adesso mira a rilanciarsi, un’innovazione che porta
nell'ambiente entusiasmo e desiderio di migliorarsi ancor di più.
Nella prima parte del nostro speciale abbiamo raccolto le dichiarazioni del
presidente Braconi e del direttore generale Deli, ora parlano gli altri membri
della dirigenza.
Ritorno alle origini. Ex
calciatore professionista, Luca Ferri dopo una lunga carriera torna sul campo dove ha dato
i primi calci al pallone, in veste sia di calciatore della Prima Squadra, sia, soprattutto,
in quella di Responsabile della Scuola Calcio.
Quanto è
importante la formazione primaria per la crescita di un giovane calciatore?
“Lavorare
bene con i bimbi è fondamentale e deve essere un divertimento, per noi e per
loro. I bambini si devono divertire per prima cosa. I genitori devono essere
bravi in questo, senza interferire troppo perché si intralcia la crescita del
bambino. L’Ottavia sta realizzando cose fantastiche in questo senso.”
Ricopri una
doppia veste all’interno della società: quanto si percepisce, in campo e non,
questo vento di cambiamento?
“Quando la
società è unita, si percepisce lo stesso spirito dalla Prima Squadra alla
Scuola Calcio. Io sono nato ad Ottavia e devo tutto a questa società: è stata
la mia prima squadra, poi è iniziata la mia carriera a Roma (esordio in A contro la Juventus durante la
prima panchina di Zeman, ndr), Palermo, Ascoli, Lecco, Teramo e Cisco Roma.
Chiudere la carriera qua, ora che c’è questo nuovo progetto, per me è un sogno”.
Chiarezza ed organizzazione. Il nuovo direttore sportivo del club azzurro è Stefano Filetti. Un uomo di calcio, esperto e
competente, che ha subito posto delle regole chiare in ambito di Giovanili. Le
parole chiave? Mentalità ed organizzazione.
Come si
aiuta un ragazzo nel salto dalla Scuola Calcio all’Agonistica?
“L’annata in
questione è molto difficile (quest’anno
nei Giovanissimi Fascia B militano i 2002, ndr), perché il ragazzo né i genitori
capiscono il passaggio all’Agonistica. Nel senso che rimangono con le ‘regole’
della Scuola Calcio, dove giocano tutti e ci sono diverse altre variabili.
Bisogna cambiare mentalità: perciò quest’anno i 2003 faranno un campionato
sotto età, per abituarsi a tutte le regole dell’Agonistica”.Venendo
invece all’Agonistica, qual è la situazione delle rose?
“Abbiamo due
squadre a livello Regionale, e devono restare tali: i Giovanissimi Regionali
2001 sono una buona squadra e puntiamo ad un campionato di vertice, con gli
Allievi Elite ’99 dobbiamo assolutamente mantenere la categoria. Entrambe le
rose dei Fascia B, i 2000 e 2002, giocano al livello provinciale, in
particolare i Giovanissimi Fascia B sono un ottimo collettivo: con entrambi
puntiamo a lasciare il prima possibili i Provinciali. Infine la Juniores
militerà nel campionato Primavera, dato che è un gruppo solo di ’98: anche in
questa categoria punteremo a fare un campionato da protagonisti. Siamo ancora
un cantiere aperto: basti pensare che, tranne quella dei 2000, le altre quattro
rose sono state stravolte”.
I quadri
tecnici sono già stati definiti?
“Il mio cavallo
battaglia è che ci vuole un’organizzazione perfetta, dove ognuno sa cosa deve
fare: ora abbiamo tale organizzazione, c’è una nuova mentalità e speriamo di
fare bene. In base a questi principi abbiamo allestito le varie squadre: Paolo
Ciambella guiderà la Prima Categoria, mentre Pietro Di Palo la Juniores
Primavera. Roberto Paolini sarà a capo degli Allievi Elite, il nostro fiore all’occhiello,
Mario Ranfone invece allenerà gli Allevi Fascia B Provinciali. A Giancluca
Macera vanno i Giovanissimi Regionali, infine Fabrizio Palma è il tecnico dei
Giovanissimi Fascia B Provinciali. Ci sono tutti i presupposti per fare bene”.
Una vita per questi colori. L’anima dell’Ottavia è Ernesto Maselli: in società da tantissimo tempo, ne è stato
presidente, oggi ricopre il ruolo di Responsabile del Settore Agonistico, e l’obiettivo
è sempre ampliare la dimensione del club.
Qual
è l’ambizione per quanto riguarda la Prima Squadra? Il campo è omologato anche
per la Serie D…
“Per quanto
riguarda la Prima Categoria riteniamo di aver allestito un buon gruppo, che si
farà valere in campionato. La squadra ha il giusto mix di ragazzi giovani e
giocatori esperti e buoni margini di miglioramento. Lo stesso discorso vale per
la Juniores”.
Qual è la
ricetta per raggiungere l’obiettivo prefissato?
“E’
fondamentale l’organizzazione e la presenza della società, che deve controllare
ogni aspetto, monitorare la crescita ed il comportamento dei ragazzi e fornire
loro un impianto adeguato affinchè possano rendere al massimo. Gli obiettivi
che abbiamo in ogni categoria sono chiari, poi l’esito del campionato dipende
da molti fattori. Quel che è sicuro è che da Maggio ad oggi abbiamo allestito
delle squadre molto competitive, relativamente alla categoria in cui
giocheranno”.
Oltre all’organizzazione
ed alla presenza della società?
“Io parlo
sempre di spirito d’appartenenza: intendo che bisogna condividere tutti i
programmi, gli obiettivi e la crescita della società, ed essere orgogliosi di
far parte di questo programma. Sono qui da 40 anni e adesso si respira un’aria
nuova, un ritrovato entusiasmo e personalmente credo tanto a questo progetto”.
Infine è di
nuovo il direttore generale Tarquinio Deli a prendere parola, ricordando quale
sia la missione di chi fa calcio a questi livelli: “Si chiama Giuoco Calcio,
quindi il divertimento è centrale. Poi gli istruttori della Scuola Calcio e gli
allenatori del settore Giovanile devono esser bravi nell’aspetto coordinativo,
focalizzandosi anche sulla tecnica: solo così può succedere quello che qui è
accaduto nel giro di tre anni, un lasso di tempo breve, ovvero formare tra
giocatori come Cataldi, Pollace e Crecco. Tre elementi che abbiamo ‘creato noi’
perché la Lazio non li ha prelevati da piccoli: per esempio sia Pollace che
Cataldi hanno fatto i Giovanissimi Elite da noi”. Alla base di tutto, c’è
quindi esclusivamente un attento e prezioso lavoro sulla crescita dei
ragazzi. “Mi piacciono molto i numeri” conclude Deli “ed ho sempre comparato il
lavoro nostro con quello delle società più blasonate. Le società che hanno
lavorato bene hanno il 60% della rosa dei Giovanissimi ed il 30% di quella
degli Allievi composta da ragazzi del vivaio: ho visto invece società
importanti che confermano meno di 10 ragazzi su 100 che ne escono dalla Scuola
Calcio. Vuol dire che non è stato svolto un lavoro corretto, e non è quello che
succede all’Ottavia.”
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