Cerca
l'intervista
12 Agosto 2014
Morelli con la maglia del Terracina. A destra Neri
Ripartire, riscattarsi e riconquistare l’amore dei tifosi:
dopo il disastroso finale di stagione, Emanuele Morelli ha deciso di rimanere a
Colleferro, per rispetto nei confronti della dirigenza e per cercare di
completare un percorso interrotto bruscamente nella scorsa stagione. I
rossoneri, nonostante alcune partenze importanti, stanno costruendo una rosa di
ottimo livello, impreziosita dall’arrivo di Marco Neri, di certo uno dei colpi
più importanti (se non il più importante) della categoria. Bisogna ricompattarsi
e ricostruire uno spogliatoio che si era spaccato, tornare a fare risultato e
riavvicinare così i propri sostenitori. L’era Baiocco è alle spalle, bisogna andare avanti. L’ex attaccante di Artena e Terracina è pronto a dare il
suo contributo, magari riuscendo anche a centrare l’obiettivo dei cento gol in
Eccellenza laziale: parla da leader, non è banale nei giudizi rispetto a tanti
altri colleghi e si assume le proprie responsabilità, conscio che solo con un'unità d'intenti si possa tornare a sognare…
Avevi alcune richieste importanti, ma hai deciso di restare.
“E’ vero, c’erano occasioni interessanti, ma quando mi sono
trovato a chiacchierare con Andrea Angelucci di una riconferma ci ho pensato
poco. Colleferro è una grande piazza e una delle società più solide del calcio
laziale”.
Cosa è stato sbagliato nella scorsa stagione? Pensi che
parte della colpa sia stata dei giocatori?
“Sicuramente abbiamo buttato via una stagione ampiamente
nelle nostre mani per quanto riguarda il secondo posto. Chiaramente la Lupa
Castelli Romani aveva qualcosa in più: qualche problema nel corso della stagione lo ha
avuto, ma il club è stato bravissimo a non fare mai uscire niente. Tutto ha
funzionato alla perfezione. Noi, invece, ci siamo complicati la vita da soli, a
vantaggio dell’Albalonga. I nostri avversari hanno visto una polveriera nel nostro spogliatoio e
ne hanno approfittato, riuscendo così a centrare meritatamente la
seconda piazza. La società ha commesso senza dubbio degli errori, ma sono i
giocatori che vanno in campo, e siamo noi i maggiori colpevoli. Quest’anno ci
siamo guardati in faccia e l’imperativo è riprenderci quello che abbiamo
buttato via. Per certe incomprensioni, tra l’altro, abbiamo perso un grande
imprenditore come Manolo Bucci: gli auguro di fare benissimo a San Benedetto,
che è una grande piazza. Con lui nella dirigenza avremmo potuto fare un salto
di qualità maggiore”.
Ripartite con un nuovo tecnico, Ermanno Fraioli. Che persona
hai conosciuto?
“E’ un maniaco dei dettagli e delle regole, dentro e fuori
dal campo. Credo sia la persona giusta per ricomporre i cocci dello scorso
anno. Sono felice di come tutti i miei compagni hanno approcciato questo inizio
di preparazione. Tra l’altro abbiamo un preparatore atletico di categoria
superiore come Roberto De Filippis, che ci sta facendo lavorare molto bene.
Vedo grande concentrazione per quello che sarà un campionato difficile”.
Nell’amichevole contro il Palestrina è arrivata una
sconfitta pesante nel risultato (3-0).
“Il finale è molto severo per quello che si è visto in
campo. Per gran parte della partita c'è stato equilibrio e abbiamo tenuto bene
il campo. Poi, in seguito ai cambi, la differenza di categoria è
venuta fuori. Ben vengano le scoppole adesso: sono importanti questi test con
squadre d’Interregionale, almeno gli errori vengono a galla e si può subito correre
ai ripari”.
Insieme a Sfanò e Iozzi avete deciso di restare. Alla rosa
si sono aggiunti diversi giocatori di qualità, con la ciliegina sulla
torta rappresentata dal tuo grande amico Marco Neri.
“All’inizio non abbiamo avuto molta risonanza da parte dei
media perché, pur avendo preso tanti buoni giocatori, non avevamo ancora
ingaggiato il calciatore che potesse far drizzare le orecchie degli operatori
di mercato. Eppure le conferme di due come Sfanò e Iozzi erano stati segnali importanti.
Quello di Neri è un grandissimo regalo del club: penso che nel suo ruolo sia
tra i tre giocatori migliori in assoluto di tutti i dilettanti. Con lui ci
conosciamo da Terracina, è un fratello minore e il suo arrivo non può
che aiutare tutta la squadra”.
Tridente Tornatore – Morelli – Carlini, duo Neri – Morelli:
come cambia l’attacco rossonero? A livello personale hai più responsabilità, ma
anche più occasioni per finalizzare l’azione.
“Fino a quando non sono cominciati i problemi, mi sono divertito
molto con Diego e Alessio. Egoisticamente parlando mi sono trovato molto spesso
a giocare per loro, essendo tre punte vere, ma era giusto così e non mi sono
mai tirato indietro, pur avendo avuto meno occasioni di andare in gol. Con
Marco ho giocato poco a Terracina perché ci siamo fatti male entrambi, ma con
lui e Marzullo mi sono divertito parecchio. Credo che le giocate
e le reti quest’anno verranno da sole, basta ricompattare lo spogliatoio".
Che obiettivo vi ponete per la prossima stagione?
“Abbiamo un debito morale nei confronti di tifosi e club.
Vogliamo far riavvicinare i nostri sostenitori, che ancora non hanno digerito
l’addio di mister Baiocco. L’unico modo per far sì che questo accada è vincere.
Con la qualità di questa squadra ce la possiamo fare. Abbiamo bisogno di
resettare e ripartire: Enrico Baiocco è stato fondamentale per tutto l’ambiente
nei quattro anni in cui è stato qui, e di lui conservo un ottimo ricordo. I
cicli finiscono e quello che ha fatto è storia e resterà nella memoria
collettiva: ora si deve andare avanti, sia noi che lui abbiamo di fronte altre
sfide allettanti. Sono convinto che farà benissimo al Città di Ciampino, così
come noi dovremo puntare a grandi traguardi”.
Si fa un gran parlare di rinnovamento del calcio, ma i
problemi restano e crescono ogni anno di più. Cosa cambieresti?
“E’ tutto il sistema ad essere sbagliato. Vedi l’Equipe
Lazio e ti rendi conto che ci sono giocatori che hanno vinto tanti campionati
ancora disoccupati: faccio un nome su tutti, Marco Paolacci. Vi sembra normale?
Essendoci crisi molti accettano accordi ridicoli pur di non rimanere fermi o
dover aspettare. In questo sbagliamo anche noi calciatori: accettiamo piazze
sapendo che probabilmente gli accordi non verranno rispettati oppure ci
svendiamo. Uno come Neri, che
poteva rimanere in Lega Pro, per motivi di lavoro ha dovuto rinunciare ai
professionisti. Eppure, una volta andato via, non aveva tutte queste richieste.
Sono sempre più deluso, il pallone è sempre più sgonfio: penso sia giustissimo
dare la priorità al lavoro e lo devo fare anche io, anche se appena potrò spero
di poter frequentare il corso da direttore sportivo. Fa male, poi, vedere alcune
piazze splendide in crisi: vi sembra normale che un club come la Pro Cisterna
non si sia iscritto, che il Formia sia retrocesso in Promozione o che il Gaeta non
sia riuscito ad emergere? Sono felice, che almeno una squadra storica come il
Cassino abbia finalmente ritrovato l’Eccellenza”.
Se fossi il ds del Colleferro cosa aggiungeresti alla rosa
per renderla ancora più competitiva?
“Il direttore sta facendo un ottimo lavoro: per vincere i
campionati e restare sereni nei momenti più difficili bisogna avere una panchina
di valore, quindi penso che un altro big con esperienza in questi campionati
possa fare comodo. Ho parlato con Gianluca Bucci e sono convinto che insieme al
presidente Talone faranno un altro sforzo economico”.
Albalonga, Cassino e Gaeta sono le squadre del girone B che
sembrano essersi rafforzate maggiormente insieme a voi: quali temi di più?
“L’Albalonga ha mantenuto un’ossatura importante e ha impreziosito
la rosa con tre acquisti di rilievo. Il Cassino ha cambiato allenatore e
ha ingaggiato giocatori che conosce bene che sono scesi dall’Interregionale.
Anche il Gaeta si è mosso nella maniera giusta, ma il calcio di luglio e agosto non sempre
rispetta i pronostici. So che anche ad Itri e Artena ci sono bei progetti, non
è detto che non ci possano essere sorprese. Sarà un raggruppamento difficile: in
pole ai nastri di partenza metto noi, l’Albalonga e il Cassino”.
Che obiettivo personale ti sei posto?
“Sono al quarto anno in categoria e mi mancano venticinque gol a quota cento. Spero di arrivarci e magari di superarli. Ovviamente non è di primaria importanza, ma vorrei riuscire a raggiungere questo traguardo. Ho fatto tanti sacrifici per levarmi l’etichetta di personaggio televisivo e finalmente penso di esserci riuscito: nel mondo del calcio voglio essere ricordato solo per le mie qualità tecniche ed umane”.
EDICOLA DIGITALE
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni