Cerca
l'intervista
16 Novembre 2015
Mirko Bentivoglio Foto © ideanews
“Nemo propheta in patria” recita un
proverbio latino. Nessuno è profeta in patria, ma un'eccezione,
almeno nel calcio, porta il nome di Mirko Bentivoglio, il “Toro di
Tolfa”. Il bomber classe '81, già autore di 6 gol in campionato
(sui 14 totali del club) e 3 in coppa, è uno dei grandi protagonisti
del miracolo biancorosso, dopo aver contribuito a portare la squadra
nel massimo campionato regionale. La matricola, infatti, con la
vittoria di ieri sul Civitavecchia (grazie ad una sua doppietta) ha
agganciato in vetta il Ladispoli a quota 23 punti e mercoledì scorso
ha ipotecato il passaggio ai quarti di finale di coppa Italia grazie
al 4-0 in trasferta alla Vigor Acquapendente. Un cammino
sorprendente, tra l'altro ottenuto con un budget davvero minimo. Un
piccolo grande miracolo sportivo di una squadra che si allena tre
volte a settimana, che è andata avanti con un gruppo forte e sta
dimostrando grande solidità. Bentivoglio, che di gol ne ha sempre
segnati tanti, mantiene i piedi ben saldi a terra: viene da
domandarsi come mai un giocatore del genere non sia stato una
presenza fissa nel massimo campionato regionale...
Sembra che giocate da una vita in
questa categoria, invece siete degli esordienti assoluti.
“E' stato un grandissimo inizio di
stagione, inaspettato per tutti, inutile nasconderlo. Abbiamo trovato
la formula giusta, ma la stagione è ancora molto lunga. Mancano
altri 23 punti per centrare l'obiettivo salvezza: quindi non
montiamoci la testa, servono sacrifici e umiltà”.
Avete la migliore difesa del girone,
poi magari arriva il gol di Bentivoglio.
“Già nella scorsa stagione la
retroguardia era il nostro punto di forza, la nostra arma in più”.
State ottenendo dei risultati
sorprendenti con un budget minimo rispetto ad altre squadre.
“E' lo stesso della scorsa stagione,
qui giochiamo per passione, non per i rimborsi. E' una famiglia, non
ci sono invidie e questo rende il gruppo ancora più solido”.
Che emozione dà vestire la maglia del
proprio paese?
“E' una gioia, un orgoglio e una
grande responsabilità. La gente ti ferma in giro, ti segue con
passione: ieri c'erano mille persone in tribuna, è stata una festa
di sport”.

In panchina c'è tuo padre: che tipo di
rapporto si è instaurato in campo?
“L'ho avuto a Santa Marinella e nelle
due stagioni qui, all'inizio è stato un po' strano, poi mi sono
abituato. Non mi sono mai intromesso nel suo lavoro, la famiglia
resta fuori”.
Viene da chiedersi perché uno come te
abbia giocato così poco in Eccellenza in questi ultimi anni.
“Non ho mai ricevuto grandi chiamate,
ma è anche vero che avrei qualche problema ad allenarmi quattro
volte a settimana per motivi di lavoro”.
Hai qualche rammarico nella tua
carriera? 
“Nessuno, ho ottenuto ciò che
meritavo, oltretutto mi sono rotto per due volte il crociato”.
Un altro giocatore che ha vestito per
lungo tempo la maglia del Tolfa è Danilo Boriello, un portiere tra i
migliori in circolazione.
“Per noi è una sicurezza, anche se
ogni tanto con le sue uscite dalla porta palla al piede ci terrorizza
(ride, ndr). Scherzi a parte, ha dei piedi migliori di tanti
giocatori d'Eccellenza”.
Cosa pensi della regola sugli under?
“Quattro sono decisamente troppi. Personalmente toglierei il 1995, a venti anni devi giocare perché te lo meriti, non per una regola che ti tutela”.
EDICOLA DIGITALE
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni