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l'intervista
23 Novembre 2015
Maurizio Alfonsi
I fantasisti veri, i numeri 10 capaci
di illuminare il gioco, in queste categorie sono rari: uno dei pochi
ad abituarci a gol, assist, colpi di classe cristallina è proprio
lui, “Magic box”, Maurizio Alfonsi. Si è rialzato, dopo un
bruttissimo infortunio (frattura del perone) subìto nella scorsa
stagione appena approdato all'Unicusano Fondi: ha lottato ed è
tornato in campo, con la maglia dello Sporting Città di Fiumicino,
che ha puntato forte sul suo recupero. Non è ancora al top, ma da
quando è a disposizione è diventato un punto fermo per Raffaele
Scudieri e lui lo sta ripagando. Non è uno che si chiude dietro
frasi fatte, parla chiaro. Lo accusano di essere uno
spacca-spogliatoio, ma lui rispedisce le accuse al mittente: “Sono
uno che dice la verità, e questo nel calcio molto spesso non
piace...”.
La scorsa stagione hai subìto un
infortunio tra i peggiori, di quelli che possono segnare una
carriera. Come stai?
“Il peggio è alle spalle, ho fatto
tutte le cure del caso e finalmente ho ritrovato il campo. Sono
ancora al 60%, ma piano piano sto crescendo, grazie alla continuità
che mi ha dato mister Scudieri. Posso solo migliorare e penso che
nelle ultime tre-quattro partite si sia visto”.

Anche la squadra sembra in risalita.
“Il tecnico ha trovato la giusta
quadratura. Con l'Almas, il Grifone in coppa e il Fonte Nuova sono
arrivate tre vittorie, sono fiducioso”.
C'è qualche avversaria che ti ha
impressionato positivamente?
“Il CreCas ha grandi giocatori e
gioca un bel calcio. Dico, però, che questo campionato possiamo
perderlo solo noi...”.
A dicembre torneresti sul mercato?
“E' una decisione che spetta alla
società. Il migliore acquisto spero di essere io, visto che hanno
fatto grande affidamento sulle mie qualità. Se poi dovesse partire
qualcuno, arriveranno sostituti all'altezza, ma questa squadra è già
molto forte così com'è”.
Hai qualche sassolino dalle scarpe che
vorresti togliere?
“Dopo l'infortunio tanti dicevano che
ero finito, invece ancora una volta dovranno ricredersi. Anche questa
per me è un'enorme soddisfazione. Ho promesso che avremmo vinto
questo campionato e la gioia più grande sarebbe portare il Città di
Fiumicino in Serie D. Questa società è estremamente seria e lo
merita”.
A Ostia hai scritto pagine importanti,
segui ancora i biancoviola?
“Con quella maglia ho vissuto cinque
anni meravigliosi, in cui ho dato e ricevuto tantissimo. Non la seguò
più come prima, anche perché dei compagni storici ormai ne sono
rimasti pochi, ma un occhio al risultato lo metto sempre e sono
contento quando vince”.

Vedi qualche tuo possibile erede?
“A Fondi c'è Stefano D'Agostino, che
Pochesci ha designato come mio successore. Ha colpi importantissimi,
gioca bene sia con il destro che con il sinistro. Un altro è
Leonardo Nanni: ancora è poco continuo, ma ha grandi margini di
miglioramento. Non ha mai giocato con una squadra di questo spessore
e sta cercando di sacrificarsi e mettersi a disposizione. Passo
diverso tempo con lui e cerco di dargli consigli utili alla sua
maturazione”.
Hai qualche rammarico?
“Più di uno, il più grande è
quello che racconto sempre: nella stagione 2003/2004 ero vicinissimo
al Genoa. Avrei firmato il martedì, ma la domenica precedente,
nonostante il presidente Lardone me lo avesse sconsigliato, ho voluto
giocare a tutti i costi contro il Pisoniano e mi sono rotto il
crociato, facendo sfumare tutto. Un'avventura che avrebbe potuto
cambiare la mia carriera...”.
Cosa rispondi a chi dice che sei uno
spacca-spogliatoio?
“E' una targhetta che mi è stata
affibiata, ma chi mi conosce bene sa che non è vero...”.
Quando deciderai di attaccare gli
scarpini al chiodo ti metterai ad allenare?
“Sicuramente prenderò il patentino e
voglio provare con i giovani, anche se non sono sicuro di avere il
carattere giusto. Se non mi troverò bene, l'alternativa potrebbe
essere il direttore sportivo. Di certo voglio rimanere nel mondo del
calcio”.
Prima però c'è un campionato da
vincere...
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