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03 Febbraio 2026
Civitavecchia: i nerazzurri sono sesti in classifica (Foto ©De Luca)
Il Civitavecchia non doveva trovarsi qui. Non a inseguire, non a fare calcoli, non a sperare nei passi falsi altrui. Questa corazzata era stata progettata per un unico scopo: dominare il girone A di Eccellenza. Invece, alla 23ª giornata, la classifica è una sentenza amara: sesto posto e 38 punti. Più che una rincorsa, sembra il ritratto di un’occasione sprecata.
La matematica non mente e, in questo caso, è impietosa. Per una squadra costruita per il primato, nove sconfitte sono un fardello inaccettabile. Nonostante le 12 vittorie e una qualità individuale indiscutibile, il Civitavecchia non ha mai trovato la dote più preziosa: la continuità.
Il problema: Blackout improvvisi e smarrimento nei momenti chiave.
Il paradosso: Una rosa di primo livello che segna e diverte a tratti, ma che si scioglie quando la palla scotta.
Il passaggio di consegne in panchina, avvenuto dopo la sfida contro la Viterbese, doveva essere la scossa. Roberto Macaluso ha ereditato una situazione complessa, cercando di ridare identità a un gruppo apparso fragile. Se è vero che i cambi in corsa richiedono tempo, è altrettanto vero che il tempo, a Civitavecchia, è un lusso che non ci si può più permettere.
La Proprietà ha fatto la sua parte: Al club si può rimproverare poco o nulla. Investimenti pesanti, interventi continui sul mercato e la volontà di assecondare le richieste di due diverse gestioni tecniche. Lo sforzo economico e logistico c’è stato, ma il ritorno in termini di punti è deficitario.
Le sconfitte contro Romulea e Monti Prenestini non sono solo tre punti persi: sono ferite aperte. In queste gare è mancato l'atteggiamento, prima ancora della tattica. Sono questi i "ko" che hanno trasformato il sogno del primo posto in una più modesta caccia ai playoff. Un obiettivo che, per come era partita la stagione, sa di premio di consolazione.
Il calcio insegna che collezionare figurine non garantisce trofei. Avere i giocatori è una condizione necessaria, ma non sufficiente: bisogna essere squadra. Finora, questo salto di qualità mentale non è avvenuto.
Il tempo delle analisi morbide è scaduto. Ora resta solo il campo, l'unico giudice capace di dire se il Civitavecchia saprà salvare il salvabile o se questa stagione resterà il grande "rimpianto" del litorale.
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