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Civitavecchia, quando i nomi non bastano: una squadra non è solo qualità
Sesto posto e nove ko: ad oggi il sogno Serie D svanisce tra blackout e rimpianti
Il Civitavecchia non doveva trovarsi qui. Non a inseguire, non a fare calcoli, non a sperare nei passi falsi altrui. Questa corazzata era stata progettata per un unico scopo: dominare il girone A di Eccellenza. Invece, alla 23ª giornata, la classifica è una sentenza amara: sesto posto e 38 punti. Più che una rincorsa, sembra il ritratto di un’occasione sprecata.
I numeri della crisi
La matematica non mente e, in questo caso, è impietosa. Per una squadra costruita per il primato, nove sconfitte sono un fardello inaccettabile. Nonostante le 12 vittorie e una qualità individuale indiscutibile, il Civitavecchia non ha mai trovato la dote più preziosa: la continuità.
Il problema: Blackout improvvisi e smarrimento nei momenti chiave.
Il paradosso: Una rosa di primo livello che segna e diverte a tratti, ma che si scioglie quando la palla scotta.
Dalla gestione Castagnari a Macaluso: l'alibi è finito
Il passaggio di consegne in panchina, avvenuto dopo la sfida contro la Viterbese, doveva essere la scossa. Roberto Macaluso ha ereditato una situazione complessa, cercando di ridare identità a un gruppo apparso fragile. Se è vero che i cambi in corsa richiedono tempo, è altrettanto vero che il tempo, a Civitavecchia, è un lusso che non ci si può più permettere.
La Proprietà ha fatto la sua parte: Al club si può rimproverare poco o nulla. Investimenti pesanti, interventi continui sul mercato e la volontà di assecondare le richieste di due diverse gestioni tecniche. Lo sforzo economico e logistico c’è stato, ma il ritorno in termini di punti è deficitario.
Il peso dei passi falsi
Le sconfitte contro Romulea e Monti Prenestini non sono solo tre punti persi: sono ferite aperte. In queste gare è mancato l'atteggiamento, prima ancora della tattica. Sono questi i "ko" che hanno trasformato il sogno del primo posto in una più modesta caccia ai playoff. Un obiettivo che, per come era partita la stagione, sa di premio di consolazione.
Conclusione: L'ora della verità
Il calcio insegna che collezionare figurine non garantisce trofei. Avere i giocatori è una condizione necessaria, ma non sufficiente: bisogna essere squadra. Finora, questo salto di qualità mentale non è avvenuto.
Il tempo delle analisi morbide è scaduto. Ora resta solo il campo, l'unico giudice capace di dire se il Civitavecchia saprà salvare il salvabile o se questa stagione resterà il grande "rimpianto" del litorale.