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Focus
05 Febbraio 2026
Civitavecchia (foto ©De Luca)
Il Civitavecchia non doveva trovarsi qui. Non a inseguire, non a fare calcoli, non a sperare negli errori altrui. Questa squadra era stata costruita per stare davanti e comandare il campionato di Eccellenza Girone A. E invece, a 23 giornate, la classifica racconta una realtà diversa: sesto posto, 38 punti, e la sensazione netta di un’occasione che rischia di essere sprecata.
I numeri parlano chiaro. Dodici vittorie non bastano se accompagnate da nove sconfitte, troppe per chi puntava al primato. Il Civitavecchia segna, ha qualità e individualità di primo livello, ma non ha mai imposto una vera continuità. Vince a tratti, si smarrisce nei momenti chiave e una squadra costruita per primeggiare non può permettersi blackout così frequenti. La stagione si è spezzata con la fine dell’esperienza di Castagnari, alla sua ultima panchina contro la Viterbese. Da lì il passaggio a Roberto Macaluso, chiamato a rimettere ordine in corsa, in un contesto già complicato.
Un cambio che ha inciso sull’identità della squadra, ma che non può essere l’unico alibi. Perché è giusto dirlo con chiarezza: alla proprietà si può rimproverare ben poco. Il club ha messo a disposizione un parco giocatori di primo livello, intervenendo più volte sul mercato e accettando anche un ampio avvicendamento di calciatori per provare ad assecondare le esigenze di due gestioni tecniche differenti. Uno sforzo concreto, fatto per non lasciare nulla di intentato. Eppure il campo ha continuato a restituire risposte incomplete. Con Macaluso il rendimento resta altalenante e le due sconfitte nette con Romulea e Monti Prenestini pesano come macigni; due ko che vanno oltre il risultato: partite sbagliate nell’atteggiamento, prima ancora che nella prestazione. Gare che una squadra con ambizioni di vertice non può permettersi di fallire. Quei passi falsi hanno allontanato definitivamente il sogno del primo posto e trasformato il finale di stagione in una corsa ai playoff che sa di obiettivo minimo. Non quello per cui il Civitavecchia era stato costruito. Ora il tempo delle analisi morbide è finito. Le scelte sono state fatte, gli investimenti pure. Resta solo il giudizio del campo. Perché nel calcio non basta avere i giocatori: bisogna dimostrare di saper essere squadra. E finora, il Civitavecchia, questo salto non lo ha ancora compiuto.
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