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FOCUS
17 Febbraio 2026
Civitavecchia, ritrovata la quadra (Foto ©De Luca)
Ci sono momenti in una stagione in cui il rumore delle sconfitte sembra più forte di tutto il resto. Due cadute consecutive, qualche certezza che vacilla, il silenzio pesante che accompagna gli spogliatoi. È lì che si misura la sostanza di una squadra. Il Civitavecchia, in quel momento sospeso, non ha tremato. Ha aspettato. E poi ha cambiato il vento. Due vittorie, un segnale lanciato al campionato. Perché questa squadra, guidata da Macaluso, non ha reagito d’istinto: ha reagito con intelligenza, con coraggio, con mosse che sanno di scelte ponderate. I numeri sono il sottofondo di questa rinascita: 45 reti segnate, secondo miglior attacco di tutta l’Eccellenza. È la prova che questo gruppo ha il gol nel sangue, che quando trova ritmo può travolgere chiunque. E contro il Grifone è andata in scena la svolta più evidente. Quattro terzini, tutti insieme. Funari, Avellini, Fe, De Rosa. Una scelta che poteva sembrare prudenza, quasi timore. Invece era visione. Allargare il campo, respirare sulle fasce, costringere l’avversario ad aprirsi fino a perdere compattezza. Il Grifone, costruito per dominare, si è trovato improvvisamente in affanno, allungato, vulnerabile. Nel cuore dell’area, poi, si è acceso Fontana. La sua seconda doppietta stagionale pesa. Con 10 reti, è diventato il miglior marcatore della squadra, superando Mocanu – assente contro il Grifone – e prendendosi il peso e l’onore della responsabilità.
Non solo gol, ma presenza, guida silenziosa, senso del momento. Adesso il calendario sembra scritto da uno sceneggiatore amante della suspense. Nove partite alla fine. Cinque al Tamagnini – Boreale, Pomezia, Tor Sapienza, Sorianese, Viterbese – e quattro lontano da casa – Campus Eur, Nuova Florida, Astrea e Aranova. Ogni domenica una tappa. E poi c’è quell’incognita che aleggia come un’ombra tra le gradinate: l’agibilità delle tribune del Tamagnini. Perché il Civitavecchia senza la sua gente è una squadra forte, ma con la sua gente è Venom. Diventa anima, diventa spinta, diventa eco che rimbalza sulle scelte e sui dettagli. Sarebbe un peccato enorme non vivere insieme questo finale che promette scintille. Due sconfitte avevano fatto rumore. Ma la risposta ha fatto molto di più. Il Civitavecchia non ha solo ritrovato i gol, non ha solo cambiato modulo. Ha ritrovato se stesso. E quando una squadra ritrova se stessa a nove partite dalla fine, il campionato smette di essere semplice classifica. Diventa destino che bussa alla porta.
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