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Focus
12 Febbraio 2026
Emiliano Viviano (©Viviano - profilo Instagram)
Quando si parla di allenatori del settore giovanile si dice spesso che non dovrebbero pensare alla gloria personale, anteponendo invece la crescita dei propri giocatori. Vincere e conquistare titoli non dovrebbe essere fondamentale, al contrario della formazione dei campioni del futuro. Tutto ciò si scontra con una realtà portata alla ribalta da Emiliano Viviano, ex portiere di Bologna e Sampdoria, tra le altre, con più di 500 presenze tra i professionisti e sei apparizioni in Nazionale. L’estremo difensore, intervenuto al podcast "Il Bello del Calcio", trasmissione di Televomero, ha affrontato la tematica degli stipendi. Molti tecnici di realtà dilettantistiche e professionistiche, infatti, non percepiscono cifre che permettano di considerare questo ruolo un vero e proprio mestiere a tempo pieno. Spesso, quindi, la volontà di "fare carriera" per trasformare un hobby – per cui si percepisce un piccolo rimborso spese – in un vero e proprio lavoro porta a prediligere i tre punti alla crescita dei ragazzi.
"Fare l’allenatore di settore giovanile è una specie di vocazione, però, se tu li paghi tipo schiavismo, come puoi pretendere che un tecnico non voglia cercare di fare carriera? Perché, per far lavorare un professionista che si dedichi solo ed esclusivamente alla crescita dei ragazzi del settore giovanile e non al vincere la partita o alzare un trofeo, ma a preparare un ragazzo per quello che sarà, lo devi pagare e lo devi far stare bene. Devi permettergli che quello sia il suo lavoro". Le affermazioni di Viviano aprono a grandi riflessioni tra i presidenti che, per problemi economici o per scelta, decidono di non gratificare adeguatamente i propri allenatori. In altri casi, invece, sono proprio i tecnici che, avendo nel mirino la scalata verso il grande calcio, adottano moduli e sistemi di gioco mirati esclusivamente alla vittoria. Non siamo qui per giudicare chi ricopre ruoli dirigenziali nelle società o il duro compito dei mister, ma per provare a fare luce su una realtà spesso mandata al patibolo e utilizzata come capro espiatorio per l’assenza di baby fenomeni o per le mancate qualificazioni mondiali.
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