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L'inchiesta
19 Febbraio 2026
Caro Calcio: i costi che devono sostenere i club possono arrivare a 400.000 €
"Nel calcio arriva chi ha fame". Una frase che con buone probabilità tutti quanti abbiamo sentito più volte pronunciare in passato, ma che con il trascorrere del tempo, o meglio delle stagioni sportive, comincia a svuotarsi di significato, sostituita da altri tipi di affermazioni, più attuali, come "nel calcio arriva chi ha il procuratore con le conoscenze giuste". Ma il calcio è ancora lo sport del popolo? Da questo quesito muove la nostra inchiesta "Caro calcio". Un viaggio a tappe, partito dai costi che devono sostenere le famiglie per permettere ai propri figli di praticare la disciplina. Costi che oggi, in un paese che vede il 10% della sua popolazione versare in condizioni di povertà, non sono sostenibili per diverse persone. Il movimento sportivo più amato dagli italiani sta diventando esclusivo, quasi elitario. Se prima il pallone era il mondo in cui chiunque, comprese le fasce sociali più deboli, poteva sognare il riscatto sociale, oggi appare difficile dipingerlo allo stesso modo.
Leggi anche: Caro Calcio: l'attività di base impatta sempre di più sulle famiglie
Se da un lato le società riconoscono che i prezzi applicati oggi per il servizio di Scuola Calcio non sono accessibili per tutte le famiglie, dall’altro non riescono a trovare alternative per provare a calmierarli. In questo secondo appuntamento ci siamo addentrati nei conti dei club del Lazio, per comprendere appieno il motivo per cui si applicano tariffe che di fatto tagliano fuori i giovani che non possono permettersi di affrontare spese da non meno di 80 euro al mese per la sola pratica, escludendo quindi costi come scarpe, parastinchi, benzina per gli spostamenti casa-campo e campo-casa, ritiri prestagionali, tornei ecc… Che portano il totale, ovviamente variabile a seconda anche della distanza dal centro sportivo, a quasi 200 euro al mese. Chi gestisce una società però non ha via di scampo, in considerazione degli elevati costi di gestione, se vuol offrire un servizio di buon livello.
Le difficoltà di proprietà e dirigenze nel far quadrare i conti è quella delle bollette energetiche. I rincari dal pre-Covid a oggi hanno raggiunto percentuali catastrofiche. Nel confronto tra il 2025 e il 2018 si nota una crescita del 22% sulla luce, del 140% sul gas e addirittura del 500% sull’acqua. In media una società deve sborsare una cifra di circa 2.200 euro al mese per l’elettricità, per il gas il costo ogni 30 giorni è di 1.200, mentre la spesa più cara nello stesso intervallo di tempo è rappresentata dall’acqua, con un ammontare di 2.400 euro per campo sportivo. Il dato è di 5.800 euro mensili, che supera abbondantemente i 60.000 euro l’anno (si risparmia qualcosa nei giorni estivi in l’attività federale è ferma).
Ovviamente ogni atleta va tesserato, così come per ogni gruppo che desidera competere in un campionato federale è previsto un costo per l’iscrizione. Questa voce varia a seconda del numero di giovani calciatori e di squadre che partecipano ai tornei, ma in linea di massima si assesta poco sopra i 14.000 euro annui, così composti: circa 5.000 euro è il totale della spesa di tesseramento degli organici di Under 19, Settore Giovanile e Scuola Calcio. A questi vanno aggiunti indicativamente 360 euro (ogni gruppo costa singolarmente 60 euro) per l’iscrizione ai campionati dell’attività di base, in media 6 squadre, e 2.000 euro per quelli dell’agonistica, altre 6 rose. Una prima squadra invece tra partecipazione alla competizione e tesseramenti dei singoli giocatori viaggia su un costo medio di 7.000 euro a stagione, esclusi chiaramente eventuali accordi economici con gli atleti. E per far sì che tutti questi calciatori possano prepararsi al meglio per scendere in campo nel week end, si spende più o meno 10.000 euro l’anno di materiale tecnico come palloni, cinesini, ostacoli, porte mobili, paletti, barriere, fratini ecc...
La spesa più significativa nei conti di un club è inevitabilmente legata ai riconoscimenti economici di personale e staff tecnico. Per alzare il livello del servizio offerto ed essere al passo con le esigenze delle famiglie, le società sono ormai costrette a inserire nei propri programmi diverse figure professionali. La logica del gruppo che lavora solo con il mister è ormai obsoleta da un paio di decenni, ma non si parla solo di "uomini di campo", ancora di più dopo l’introduzione della riforma dello sport. Partendo dall’agonistica, l’allenatore di Prima Squadra guadagna in media sui 1.500 euro al mese, il suo assistente tra i 700 e i 900. Chi dirige una squadra di giovani invece (dall’Under 19 alla 14) costa in media a un club tra i 700 e i 900 euro ogni 30 giorni, il suo secondo e gli istruttori di Scuola Calcio (6 all’incirca per club) percepiscono un rimborso tra i 300 e i 500 euro. Ci sono poi, uno per squadra, quindi 6 in totale tra Prima Squadra e agonistica, i preparatori atletici (500€) e i team manager (200-400). I preparatori dei portieri sono in media 4 a società e vengono retribuiti tra i 600 e gli 800 euro. Il conto totale dello staff tecnico si assesta ogni mese nella forbice tra i 17.000 e i 22.000 euro, considerando solo i 10 mesi della stagione sportiva partiamo da una base di 170.000 euro l’anno, per arrivare a 220.000.
Le risorse umane di un club dilettantistico non si limitano al campo come anticipato. Tutte le attività che lo circondano rappresentano la seconda voce più salata della rendicontazione. Al custode vengono riconosciuti circa 1.200 al mese, stessa cifra al manutentore. La segreteria, settore sempre più cruciale nelle dinamiche societarie tra iscrizioni, tesseramenti e contratti, oggi costa in media 1.600€. Direttore sportivo e generale guadagnano, ciascuno per la loro mansione, tra i 1.000 e i 1.400 euro, lo scouting costa tra i 600 e i 1.000, se infine viene inserita la figura dello psicologo, con almeno un appuntamento a settimana, l’impegno economico è tra i 200 e i 250 euro. Parliamo quindi di una spesa annua che di base si assesta sugli 80.000 euro, fino a toccare i 100.000.
Tra i 250.000 e i 320.000 euro, questo è l’impegno economico che in media deve affrontare una società durante la stagione per personale e staff tecnico. Che sommati ai 60.000 di utenze, ai 14.000 di iscrizioni e tesseramenti e ai 10.000 di materiale tecnico ci consegna la spesa totale sostenuta dai club dilettantistici, che può raggiungere un massimo di 400.000 euro circa e costa minimo 330.000. In questi conti non abbiamo considerato il canone di concessione o locazione, distinzione necessaria perché la l’esborso varia significativamente a seconda che si parli di un impianto sportivo pubblico o privato. Ma questo lo scopriremo nella prossima tappa di questo viaggio che ha un solo scopo: porre l’attenzione sulle difficoltà dello sport che più amiamo, per aprire il dibattito tra i vari attori del movimento, per proporre soluzioni e magari offrire spunti alle istituzioni sulle politiche sportive da attuare, per poter continuar a sognare e vivere un’emozione che non ha eguali.
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