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l'inchiesta
22 Giugno 2015
Cittadinanza sportiva, svolta vicinissima © Unicef
“Lo sport non professionale, sia
a livello di base sia a livello agonistico,
rappresenta un eccezionale
strumento di integrazione
sociale. La partecipazione alle
attività sportive organizzate
consente di condividere esperienze,
aspettative, sentimenti
e, quindi, favorisce l’acquisizione
del senso di appartenenza ad
una comunità, che rappresenta
la base dei processi di integrazione.
Ciò è tanto più vero se
riferito all’attività sportiva praticata
dai giovani e dai giovanissimi
atleti, per i quali essa svolge
anche un importante ruolo
educativo”. Parole sacrosante.
Parole che, finalmente, potrebbero
definitivamente cambiare
una delle questioni più spinose
dello sport giovanile italiano.
Perché le frasi riportate sono la
premessa della proposta di legge
presentata alla Camera dei
Deputati sulle Disposizioni per
favorire l’integrazione sociale
dei minori stranieri residenti
in Italia mediante l’ammissione
nelle società sportive appartenenti
alle federazioni nazionali.
La gioia negata Pensare che
serva una legge ad hoc per permettere
ai bambini stranieri
residenti in Italia di praticare
sport è quasi paradossale. Ad
oggi gli statuti delle maggiori
federazioni sportive che rispondono
al CONI impediscono il
tesseramento di minori che non
siano in possesso della cittadinanza
sportiva nel momento del
passaggio dall’attività di base a
quella agonistica. In pratica un
bambino straniero nato in Italia,
cresciuto in Italia insieme a
coetanei italiani, che frequenta
le nostre scuole assimilandone
cultura e abitudini, non può
venire tesserato per nessuna
società sportive partecipante
ad attività federale. In parole
povere a questi bambini viene
negata la possibilità di giocare,
di crescere insieme ai propri
amici, di integrarsi attraverso lo
strumento più importante per
abbattere definitivamente barriere
ormai insopportabili in una
società civile.
La speranza Qualcosa finalmente
si sta muovendo, come
abbiamo anticipato in apertura
di articolo. Lo scorso 23 marzo
è infatti iniziato ufficialmente l’iter
parlamentare della proposta
di legge numero 1949-a, nata
da un’iniziativa di Bruno Molea,
presidente dell’AICS e vicecapogruppo
di Scelta Civica alla
Camera dei Deputati, che con
442 voti favorevoli e 12 contrari
(la Lega Nord ha votato no) ha
appoggiato il ddl. Un primo passo
fondamentale per eliminare
definitivamente una situazione
assolutamente discriminatoria e
che è assolutamente incoerente
con la “Dichiarazione dei diritti
del Fanciullo”, il documento
stilato dalle Nazioni Unite per
tutelare la crescita dei minori.
La speranza è che la burocrazia
che in questo momento vieta
a questi giovani di inseguire i
propri sogni stavolta li aiuti in
maniera concreta, permettendogli
di essere equiparati ai loro
amici e di praticare la disciplina
che accende la loro passione. Si
attende una risposta del genere
anche dal Senato e le sensazioni
sono positive.
L’articolo Il testo della proposta
di legge prevede due commi:
il primo che “i minori di anni diciotto
che non siano cittadini
italiani e che risultino residenti
nel territorio italiano almeno dal
compimento del decimo anno
di età possano essere tesserati
presso società sportive appartenenti
alle federazioni nazionali
o alle discipline associate
o presso associazioni ed enti
di promozione sportiva con le
stesse procedure dei cittadini
italiani”. Uno snellimento burocratico
obbligarorio per arrivare
ad una parificazione dei diritti
sportivi. Il comma 2 dell’articolo
unico chiede che “resti valido,
dopo il compimento del diciottesimo
anno di età, fino al completamento
delle procedure per
l’acquisizione della cittadinanza
italiana da parte dei soggetti
che, ricorrendo i presupposti di
cui alla legge 5 febbraio 1992,
n.91, hanno presentato tale richiesta”.
L’auspicio
adesso è che questo
testo, evidentemente
in linea con lo sviluppo
di una società
moderna e civile, sia
approvato nelle
sedi opportune nel
più breve tempo
possibile.
Non solo il cortile
Lo sport nasce nelle
strade. Sono tantissimi
i piccoli talenti
che muovono i primi
passi sportivi nel
campetto della chiesa,
nel cortile di casa,
nelle zone pedonali dei
quartieri di periferia. E’
lì che nascono i sogni, è
lì che dopo un gol tra gli
zaini imiti l’esultanza dei
tuoi idoli, è lì che immagini
gli spalti gremiti, i flash dei
fotografi, le urla dei tifosi. E’
proprio in quel momento che
nasce la voglia di provarci, di
convincere i tuoi genitori ad
iscriverti per cullare il tuo sogno.
Allora facciamoli giocare. Facciamoli sognare.
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