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l'editoriale
10 Novembre 2015
La nostra prima pagina uscita in edicola
Il calcio è così, la gioia dura un attimo perché devi essere
subito pronto ad affrontare una nuova sfida. Splendida
metafora della vita di chi dal nulla vuole raggiungere
ardentemente le sue ambizioni. È il senso del nostro nuovo
cammino, quello della versione cartacea di Gazzetta Regionale:
i dati di vendita della prima edizione, aggiornati definitivamente
poche ore fa, sono un nostro piccolo successo.
Siete stati tantissimi a recarvi in edicola per acquistarla,
siete stati tantissimi a sentire la passione che alimenta il
nostro prodotto e a congratularvi con noi. Ma è già tempo
di voltare pagina e rimettersi a lavorare duro con l’obiettivo
di offrirvi un servizio che punti alla perfezione, alla
completezza. Perché il riscontro del pubblico è tutto quello
su cui possiamo contare nella speranza che la nostra libera
informazione (sì, anche nel settore dello sport giovanile e
dilettantistico) possa diventare ancora più forte. Ho sempre
pensato che dovrebbe essere un po’ l’obiettivo di tutti quelli
che si cimentano nell’impresa editoriale: realizzare un
giornale di spessore affinché le persone potenzialmente interessate
vadano a comprarlo. Invece, quando ci sei dentro,
ti rendi conto di essere stato ingenuo. Ci sono regole non
scritte che cambiano gli equilibri del mercato. Dopo aver
vissuto la soddisfazione della vendita del primo numero, ho
ripensato ai nostri primi passi, in quel bar vicino a Piazza
Bologna che non scorderò mai, una ventina di “sciagurati”
– come ci definì simpaticamente il Direttore Italo Cucci il
giorno della presentazione in Campidoglio – pronti a cambiare
quelle regole. Non eravamo minimamente coscienti di
ciò a cui saremmo andati incontro. Forse proprio questo ci
ha permesso di essere qui oggi, l’incoscienza. Voglio essere
crudo e diretto. Abbiamo preso una quantità indefinibile di
legnate nei denti, abbiamo visto le porte chiudersi al nostro
passaggio, abbiamo ricevuto un’infinità di rifiuti quando, e
lo dico senza vergogna, abbiamo chiesto di renderci utili.
Perché? Quasi con ogni probabilità perché siamo onesti, e
l’onestà, quando si ha il potere di rivolgersi alle persone, è
merce pericolosa per tanti. Ne abbiamo preso atto e abbiamo
continuato a lavorare a testa bassa, perché la colpa non
è di nessuno, ma di tutti.
Abbiamo preso atto delle nostre
responsabilità morali e delle ‘poltrone autorità’ vuote nel
giorno della nostra
presentazione, abbiamo preso atto dei
dinieghi e con ogni goccia di energia a disposizione siamo
riusciti ad arrivare fin qua, all’investimento sull’edizione
cartacea, coincisa con l’annuncio dei nuovi Centri Tecnici
Federali targati FIGC: 9 milioni di euro per i giovani. Una
notizia fantastica, la speranza che qualcosa stia cambiando,
travolta pochi giorni dopo dal nuovo “scandalo Tavecchio”
a firma Soccer Life (proprio ora... che sfiga!). Storia curiosa,
lontana anni luce dalle “banane di Opti Poba” meno, forse,
dalle “quattro lesbiche” di Belloli. Ho ripensato a quelle
regole non scritte e mi sono posto tante domande perché da
buon editore è mio dovere controllare il mercato. Mi sono
domandato: perché il direttore di Soccer Life, che al tavolo
dei relatori nel giorno della sua presentazione contava la
presenza di Alberto Mambelli e vantava le lettere di augurio
di Malagò, Tavecchio ed Uva, sia ora così risentito nei
confronti delle istituzioni? Perché il suo sito, appena on line,
suonava le allegre note dell’inno della LND, riportava una
confidenziale intervista a tu per tu con il presidente Belloli
presso il suo ufficio di Piazzale Flaminio, offriva un’ampia,
ma vuota, sezione sul Torneo delle Regioni? Perché anche
stavolta la tempistica sull’uscita di questa scottante documentazione,
dopo quella delle “quattro lesbiche”
di Belloli appunto, è largamente successiva all’avvenimento
dei fatti? Mi sono chiesto anche: come mai si
erano preposti l’obiettivo di rappresentare
la nuova voce del calcio giovanile
e dilettantistico in Italia e invece sono
saliti alla ribalta per le gravi denunce
nei confronti delle istituzioni con
cui condividevano la gioia della loro
nascita? Curioso anche che il
loro cammino sia inversamente
proporzionale
al nostro, poveri figli
di nessuno. Noi partiti
online e diventati anche
“cartacei” dopo
il grande consenso
raccolto, loro partiti
cartacei e divenuti
da poco giornale
digitale. La risposta
non è mai stata
così semplice
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