Cerca
la presentazione
17 Febbraio 2026
Claudio Lotito durante la presentazione dello Stadio Flaminio
Il futuro della S.S. Lazio non è più solo un’ambizione, ma un disegno concreto che poggia su due pilastri: la pianificazione societaria a lungo termine e la rinascita di un’icona dell’architettura mondiale. In occasione della presentazione del nuovo Stadio Flaminio, Claudio Lotito ha tracciato la rotta verso il 2032, anno simbolo di una visione che trascende il rettangolo di gioco. Ad affiancarlo, la garanzia tecnica della famiglia Nervi, chiamata a restituire alla città un’opera d’arte funzionale e moderna.
"Il progetto per il nuovo Stadio Flaminio non è solo una questione che riguarda la Lazio, ma coinvolge l'intera città di Roma e il suo inestimabile valore storico e architettonico. La nostra è una visione che opera nel pieno rispetto delle regole, concepita non come un manufatto isolato, ma con l’obiettivo di rigenerare un’area che presenta criticità evidenti. Abbiamo affrontato con estrema serietà il tema della mobilità, prevedendo la delocalizzazione dei parcheggi, il potenziamento del trasporto pubblico e la creazione di un’isola ambientale per migliorare concretamente la qualità della vita dei cittadini, insieme a un incremento significativo delle aree verdi e a specifiche soluzioni tecnologiche per abbattere l’impatto acustico."
"Non stiamo parlando di semplici annunci, ma di analisi ambientali rigorose. Il nostro è un impegno consapevole che inciderà sulle generazioni future, rappresentando un passaggio fondamentale per l'accrescimento del club e una riqualificazione concreta del territorio. Siamo pronti ad ascoltare e a spiegare con trasparenza ogni aspetto, perché un progetto di questa portata non si impone. Negli ultimi mesi il dibattito è stato acceso, ma ogni scelta è fatta per il futuro della Lazio: la passione è il nostro motore, ma il sogno deve camminare sulle gambe della sostenibilità, restituendo alla società tutta un bene prezioso. A marzo presenteremo il piano quinquennale, di cui lo stadio è un tassello fondamentale all'interno di una visione più ampia per il 2032. Non è una data casuale: vogliamo mettere lo Stadio Flaminio nelle condizioni di ospitare le prossime competizioni internazionali. La Lazio è di chi la ama e il nostro obiettivo è renderla immortale."

"Il percorso che ci ha portato fin qui è iniziato quattro anni fa, con il primo incontro a Formello. Nel corso degli anni, per rispondere ai parametri richiesti dagli impianti di calcio internazionale, si è reso opportuno apportare delle modifiche e degli interventi mirati, ma l'anima del progetto rimane fedele alla sua origine. Il nuovo disegno si basa unicamente sul metodo di mio nonno, utilizzando telai strutturali in acciaio che non creano alcun problema con la struttura vecchia: l'opera esistente non verrà nascosta, ma resterà pienamente visibile, integrata in un dialogo armonioso tra passato e futuro."
"Non si tratta solo di un ampliamento, ma di un vero recupero filologico. Il progetto prevede che vengano ripristinati tutti gli ambienti originari, come la palestra e la piscina, restituendo dignità a spazi che appartengono alla storia dell'architettura e della città. È un intervento che rispetta profondamente la visione originale di Pier Luigi Nervi, mettendo lo stadio nelle condizioni di affrontare le prossime competizioni internazionali. Stiamo lavorando affinché il Flaminio torni a essere un bene prezioso per la Lazio e per la società tutta, garantendo che il sogno cammini sulle gambe della sostenibilità strutturale e funzionale."
Conclusi gli interventi è stato presentato un video in cui prima viene ricordato l'aspetto emozionale del Flaminio con le parole di Angelo Adamo Gregucci, attuale allenatore del Venezia e calciatore della Lazio degli anni '90 che ha raccontato come quello stadio fosse "la nostra casa" e quanto fosse importante sentire "vicini i tifosi". Nello stesso contributo, sono state poi delineate tutte le specifiche tecniche ed infrastrutturali che riguarderanno il rinnovamento dello stadio.

"Insieme a un team multidisciplinare di esperti in progettazione ambientale, tecnologie e urbanistica dell’Università La Sapienza, abbiamo definito strategie d'intervento finalizzate alla massima compatibilità. Non ci siamo limitati al concetto di restauro fine a se stesso: la nostra missione è un’operazione sull’intero settore urbano, risolvendo le criticità storiche del quadrante attraverso quattro punti cardine. Il primo riguarda il congestionamento della zona durante gli eventi, un problema che le nuove strategie andranno a risolvere definitivamente. Parallelamente, interverremo sulle zone degradate e non controllate, spesso associate a fenomeni di disagio sociale, rifunzionalizzandole completamente per rimetterle in gioco a favore della comunità."
"Un altro aspetto fondamentale riguarda l’ambiente: risolveremo le precarie condizioni della vegetazione e i fenomeni infestanti attuali, affrontando al contempo il tema della qualità dell'aria, che in alcuni periodi dell'anno risulta critica. Per farlo, utilizzeremo pavimentazioni catalitiche e un’importante implementazione del verde urbano. Le nostre strategie modali si fondano sulla delocalizzazione dei parcheggi, che verranno spostati fuori dal centro abitato, sfruttando nodi di scambio limitrofi come nei pressi della Caserma Salvo D’Acquisto. Il collegamento con lo stadio sarà garantito da un sistema di bus navetta e da un potenziamento capillare del trasporto pubblico locale, affinché l'intera area sia raggiungibile e fruibile entro un raggio di 15 minuti."
"Il progetto energetico rappresenta un’avventura complessa, partita da un'analisi rigorosa dello Stadio e dei suoi futuri sviluppi tecnologici. Il nostro studio è iniziato analizzando il fabbisogno energetico della comunità circostante, modellando l'influenza che un impianto fotovoltaico integrato nello stadio potrà avere sul territorio. L'obiettivo è trasformare il Flaminio in una centrale di energia pulita che cederà la propria produzione alla comunità, seguendo il modello virtuoso della Blue Energy di Udine. Vogliamo che lo stadio sia vissuto energeticamente 365 giorni l'anno, consumando energia autoprodotta sia per il funzionamento dell'impianto che per il quartiere. Basti pensare che la struttura sarà in grado di fornire l’energia necessaria per l'illuminazione di circa 1135 pali della luce pubblica nelle aree limitrofe."
EDICOLA DIGITALE
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni
Dalle altre sezioni