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La denuncia

Lo sfogo dell'ex Milan Mangiameli: "Ho visto cose indegne, uno schifo"

Passato anche nelle giovanili di Bologna e Torino, il classe 2005 ha raccontato una situazione disastrosa

02 Aprile 2026

Lo sfogo dell'ex Milan Mangiameli: "Ho visto cose indegne, uno schifo"

Mangiameli in uno scontro con Golic dello scorso anno(Foto ©Middione)

Quando un talento decide di smettere a 21 anni bisogna farsi più di qualche domanda. A rispondere ai perché è stato lo stesso Federico Mangiameli (ex Milan, Bologna e Torino) che in seguito alla scottante eliminazione dell'Italia in quel di Zenica, si è sfogato sui social denunciando una situazione tragica nei settori giovanili professionistici.

"Da un lato rosico dall’altro sono felice - le forti parole con cui esordisce il giovane - solo chi ha vissuto in quel mondo lì può sapere lo schifo che c’è dietro, procuratori che portano giocatori dalla promozione alla Serie c grazie a una busta con 50k, Serie A/primavere fatte di solo stranieri pagati le follie al mese oppure allenatori che non potevano neanche decidere chi schierare. Mi è capitato di vedere delle robe indegne di soldi, compagni di squadra che sono stati trattati in maniera oscena dai dirigenti, senza rispetto. Tutto questo è il sistema del calcio italiano, un sistema tossico che felicemente ho lasciato da un po'. A differenza degli altri sport è diventato lo sport da non prendere come esempio, gente che si lancia per terra in continuazione, raccomandazione, gente ignorante, maleducata e che per 4 soldi farebbero di tutto. Questo poi è il risultato".

In questo determinato momento storico è facile puntare il dito dove capita, cercando capri espiatori per la pesantissima mancata qualificazione al Mondiale. La verità è che gli uomini in campo erano perfettamente in grado di battere la Bosnia, non è certo un problema di qualità dei singoli, ma la situazione raccontata da Mangiameli fa raddrizzare i capelli e pone l'attenzione sulla gestione dei settori giovanili. L'ampia presenza di stranieri limita ovviamente lo spazio a disposizione dei nostri talenti, e probabilmente andrebbe rivisto il regolamento per incentivare le società a puntare su di loro, ma in un contesto di formazione non può assolutamente mancare il concetto di meritocrazia. Pensare ad allenatori con formazioni obbligate o addirittura rose costruite unicamente per gli interessi economici di terzi onestamente fa paura. Diamo spazio a chi dimostra talento e sacrificio, non a chi porta soldi

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