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09 Aprile 2026
Pubblicata la relazione sullo stato di salute del calcio italiano da parte della FIGC
l calcio italiano attraversa una fase di profonda criticità. Dalla carenza di giovani talenti alla fragilità economica, il sistema necessita di una riforma radicale per tornare competitivo a livello internazionale. Ecco i punti chiave della relazione sullo stato di salute del movimento. La FIGC ha pubblicato la relazione sullo stato di salute del calcio italiano sul proprio sito ufficiale.
Il sistema soffre di problemi strutturali che impattano direttamente sulla Nazionale e sulla competitività dei club:
Un campionato per "vecchi": La Serie A è l'ottavo torneo più anziano d'Europa (età media 27 anni). L'impiego di giocatori Under 21 selezionabili per la Nazionale è ai minimi storici: appena l'1,9% dei minuti giocati.
Eccesso di stranieri: Il 67,9% dei minuti in Serie A è giocato da calciatori non selezionabili per l'Italia, un dato molto superiore a Spagna (39,6%) e Francia (48,3%).
Qualità tecnica in calo: Rispetto ai top campionati europei, la Serie A è ultima per numero di dribbling e aggressività nel pressing. Anche la velocità della palla è significativamente inferiore alla media della Champions League.
Dispersione del talento: Nonostante i buoni risultati delle Nazionali giovanili, i talenti italiani faticano a trovare spazio nelle prime squadre rispetto ai coetanei stranieri, rimanendo spesso relegati nei campionati Primavera.
L'area professionistica italiana è descritta come "ipertrofica" (97 club) e finanziariamente fragile:
Perdite miliardarie: Il calcio professionistico perde oltre 730 milioni di euro all'anno. L'indebitamento totale tocca i 5,5 miliardi di euro.
Costi fuori controllo: Il peso delle commissioni per gli agenti ha superato i 300 milioni di euro nel 2025. In Serie B e C, il costo del lavoro assorbe ormai quasi il 90% dei ricavi.
Gap infrastrutturale: L'Italia è fuori dalle prime 10 nazioni europee per stadi costruiti o ammodernati negli ultimi 17 anni.
Perché non si riesce a cambiare? La relazione individua ostacoli legislativi e statutari:
Abolizione del vincolo sportivo: Il D.Lgs 36/2021 ha indebolito la capacità dei club di valorizzare i vivai.
Stallo politico-istituzionale: L'autonomia delle Leghe e il "diritto di intesa" impediscono riforme cruciali come la riduzione delle squadre in Serie A e B (passando a 18 club) o il rafforzamento dei criteri di ammissione ai campionati.
Impossibilità di quote nazionali: Le norme europee sulla libera circolazione impediscono di imporre per legge un numero minimo di italiani in campo.
Per invertire la rotta, la FIGC propone una serie di interventi mirati:
Diritto alla scommessa: Devolvere una percentuale del gettito delle scommesse sportive al calcio per finanziare impianti e settori giovanili.
Leva Fiscale: Introdurre un tax credit per gli investimenti sui giovani Under 23 e ripristinare parzialmente le agevolazioni fiscali per attrarre talenti dall'estero.
Riforma degli Stadi: Sostegno concreto per Euro 2032 e semplificazione burocratica per nuovi impianti privati.
Focus Tecnico: Un progetto di rilancio (curato da Maurizio Viscidi) per rimettere la tecnica individuale al centro della formazione giovanile.
Professionismo Femminile: Sostegno statale per coprire i maggiori oneri fiscali derivanti dal passaggio al professionismo delle atlete.
Il rilancio del calcio italiano non può dipendere da singoli individui, ma richiede un'unità d'intenti tra Federazione, Leghe e Governo. Senza una volontà comune di anteporre il bene del sistema agli interessi di parte, il declino rischia di diventare irreversibile.
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