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l'intervista
01 Luglio 2015
Stefano Bianchi, presidente della Lepanto Marino
Un uomo che non ha peli sulla lingua e
non le manda a dire. Un presidente che ha dato molto al mondo del
calcio e che, nonostante una stagione non proprio felice, ha deciso
di non mollare e di continuare a lottare per una squadra, la Lepanto,
e per un paese, Marino, che vuole aiutare a rinascere in un periodo
non particolarmente felice sotto il punto di vista politico ed
amministrativo. Tutto questo è Stefano Bianchi, l’imprenditore che
dalla scorso anno, insieme a Massimo Gargano, ha deciso di investire
su questo importante progetto. Con il suo avvento il club ha puntato
molto sulla costruzione di una prima squadra che potesse compiere lo
storico salto in Eccellenza, ma per alcune vicissitudini questo non è
avvenuto. Il presidente della Lepanto ha voluto dire quello che pensa
sulla stagione appena trascorsa, senza usare mezzi termini ed
analizzando tutto ciò che non ha funzionato. Non sono mancate le
critiche verso un gruppo di giocatori che ha fortemente deluso il
patron, soprattutto dal punto di vista umano. Bianchi ha voluto
semplicemente dire la sua verità, con la forza e la tranquillità di
colui che sa di aver fatto di tutto per far sì che il sogno Lepanto
diventasse realtà e che ha ancora la voglia di combattere per
questo.
Il motivo di una grande delusione La Lepanto Marino
aveva senza dubbio tutte le qualità per fare un campionato di
vertice e centrare un piazzamento nelle prime tre posizioni. Le cose
però non sono andate per il verso giusto e Stefano Bianchi motiva
così questa delusione: “Ad oggi ho solo un grande rimpianto, cioè
che i ragazzi non mi abbiano dato retta. Riconosco di aver fatto
molta pressione sulla squadra, ma l’ho fatto perché sapevo quanto
fosse elevata la qualità della Lepanto Marino. É come quando hai
una bella macchina di cui conosci le prestazioni e sai che un
sorpasso lo puoi fare senza problemi. Purtroppo ad un certo punto
sono successe alcune cose, ho notato determinati comportamenti che mi
hanno infastidito. Nel momento più difficile, la squadra ha pensato
di potersi liberare di mister Santececca e contestualmente di poter
recuperare senza problemi i punti persi. Provo a spiegarmi meglio. La
Lepanto arriva a dicembre prima in campionato, con 5 punti di
vantaggio sul Città di Ciampino. Una squadra che in quel momento
vinceva ovunque e che allo stesso tempo esprimeva un bel gioco. La
Lepanto di Santececca era veramente bella da vedere, neanche il Città
di Ciampino esprimeva una qualità di gioco così alta. In quel
momento però il mister ha avuto un importante problema personale e
forse ha perso leggermente lo smalto.
Parliamo di un allenatore di un
altro pianeta, con un’esperienza enorme, un tecnico di cui ho
sempre avuto e sempre avrò la massima stima. Lui aveva impostato,
fin dal primo giorno, un rapporto particolare con i giocatori,
facendo capire loro che non sarebbe mai stato un amico, ma una
persona da rispettare e seguire. Forse a volte un po’ troppo
professionale per una squadra di Promozione, ma i ragazzi sapevano
benissimo la scelta che io avevo fatto e la dovevano rispettare”.
In questo momento della stagione il giocattolo ha iniziato a
frantumarsi, a causa di un gruppo di ragazzi che, a parere del
presidente, non aveva i giusti requisiti dal punto di vista morale e
umano: “Ad inizio stagione, prima di puntare su Santececca, parlai
con i mister Vulpiani e Carletti, secondo i quali avrei dovuto
stravolgere il gruppo che avevo precedentemente a Ciampino, in quanto
li reputavano giocatori che in quel contesto non avevano più nulla
da dare, calciatori che avevano bisogno di cambiare aria per tornare
a dare il massimo. Io però ho pensato che cambiando contesto,
andando a Marino, con nuove ambizioni e nuovi obiettivi, questi
ragazzi potessero darmi ancora molto. Con questa piazza ho un
rapporto particolare, in questo paese vivo e sono tanti anni che mi
cercano per prendere la squadra del posto. Ovviamente questo peso
l’ho un po’ trasferito sulla squadra, facendo sentire la
pressione che questa decisione portava con sè. Di conseguenza
scegliemmo, insieme al presidente Gargano e al ds Rocconi, di puntare
sul gruppo storico del Ciampino, a cui aggiungere giocatori che
reputavamo migliori per il progetto tattico di un allenatore di
spessore come Santececca. La cosa che non mi riesco a spiegare è
come una squadra che fa un girone d’andata di quel livello, possa
fare l’esatto contrario nel girone di ritorno. É vero che
solitamente la seconda parte del campionato è sempre più delicata,
perché molte squadre iniziano a fare i conti con la classifica,
costringendoti spesso a cambiare modo di giocare, ma noi avevamo la
possibilità di farlo, soprattutto se consideriamo i ricambi della
nostra rosa. Inoltre con molti di questi giocatori avevo un rapporto
che durava da molto tempo, parliamo di ragazzi che mi avevano
regalato molte soddisfazioni e che ero sicuro avrebbero continuato a
darmi il massimo. Invece così non è stato. All’inizio del girone
di ritorno, quando il mister ha riscontrato questo problema, non me
la sono sentita di abbandonarlo, ma ho deciso di continuare a dargli
fiducia. In quel momento i giocatori non gli hanno dato una mano,
anzi quelle persone che non giocavano con grande frequenza hanno
iniziato a mettergli i bastoni tra le ruote, rivoltandogli contro
anche il resto dello spogliatoio. Erano convinti che, una volta
riusciti mandar via Santececca, loro sarebbero stati in grado di
ritornare sui livelli del girone d’andata. In quel momento ho
parlato con i ragazzi, nel tentativo di spronarli a livello
caratteriale e chiedendogli di non mollare e di dare il massimo,
perché comunque a Marino non gli abbiamo mai fatto mancare nulla.
Invece c’è stato un crollo. Non sono tanto arrabbiato per la
tragicomica partita con il Torrenova, perché dovevamo arrivare a
quella gara già sicuri dei playoff. Avevamo due risultati su tre a
disposizione e siamo riusciti a perdere. Quel giorno l’unico che ha
giocato con la giusta cattiveria, forse anche troppa in determinati
momenti, è stato Luca Marongiu, Avessi avuto quel giorno quattro
giocatori come lui la Lepanto non avrebbe mai perso. Oltretutto in
quella gara abbiamo avuto due rigori a favore e i giocatori designati
a calciarli non hanno avuto gli attributi di farlo, nonostante tutto
quello che noi come società abbiamo investito su di loro”. Fine prima parte
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