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Sporting San Cesareo, l’ascesa della "Mina Vagante": D’Amico e Stefanini svelano il segreto del rilancio

Dalle difficoltà iniziali al colpaccio contro la capolista: il tecnico e il capitano raccontano la metamorfosi rossoblù e la scalata verso i playoff

14 Gennaio 2026

Sporting San Cesareo, l’ascesa della "Mina Vagante": D’Amico e Stefanini svelano il segreto del rilancio

Il vento è cambiato nel Girone B di Promozione, e soffia forte in direzione San Cesareo. Dopo aver iniziato l'anno nuovo con il botto, abbattendo la resistenza della capolista e confermandosi con una prova di maturità nell'ultimo turno, lo Sporting ha ufficialmente smesso i panni della sorpresa per vestire quelli della mina vagante del campionato.

La squadra sembra aver trovato l'alchimia perfetta tra solidità difensiva e cinismo sotto porta, risalendo posizioni in classifica e mettendo nel mirino la zona playoff. Ma qual è il segreto dietro questa metamorfosi? Per capire meglio il momento magico dei rossoblù e le prospettive di una stagione che si fa sempre più avvincente, abbiamo ascoltato i protagonisti del campo.

L'architetto del rilancio: parla Mister D'Amico

Dietro la scalata dello Sporting San Cesareo c’è la firma indelebile di Valerio D’Amico (nella foto in basso). Il tecnico ha saputo plasmare un gruppo coeso, capace di soffrire e colpire al momento giusto, trasformando il campo di casa in un fortino e la trasferta in terra di conquista. Con la lucidità che lo contraddistingue, il mister analizza il percorso compiuto finora, senza distogliere lo sguardo dai margini di miglioramento di un gruppo che non vuole porsi limiti.

"Quando sono arrivato, la squadra aveva soltanto quattro punti. È normale che con l’arrivo di un nuovo allenatore ci siano stati dei cambiamenti: i ragazzi hanno risposto in maniera eccellente, sotto tanti punti di vista. Il percorso è stato positivo, sia nei risultati sia per disponibilità, atteggiamento e crescita complessiva del gruppo.

Prima di queste due vittorie, venivamo da una striscia importante, poi sono arrivate tre sconfitte consecutive. Partite nelle quali, a mio avviso, qualcosa si poteva raccogliere di più. La gara col Villa Adriana rappresenta probabilmente il punto più basso: non so se sia stata più una stanchezza mentale che fisica, ma in quell’occasione abbiamo sbagliato tutto ciò che si poteva sbagliare, dall’atteggiamento alla compattezza. È stata senza dubbio la partita più difficile, ma anche quella che ci ha dato la consapevolezza dell’obiettivo: rientrare prepotentemente nella zona di alta classifica. Sappiamo di poter stare lì e giocarci le nostre chance con chiunque.

Le partite contro Città di Fiano e LUISS non vanno giudicate solo per il risultato finale, ma per come il risultato è maturato. A me piace analizzare anche altri aspetti. Sono state due gare praticamente perfette: nel primo tempo con la LUISS siamo stati quasi impeccabili e avremmo potuto chiudere all’intervallo con due gol di vantaggio. Nel secondo tempo è uscita fuori la loro qualità ed è stata una fase di sofferenza che, paradossalmente, mi è piaciuta quanto il primo tempo. Siamo rimasti compatti, determinati, pronti a lottare su ogni pallone. L’episodio del rigore (fallito dagli avversari, ndr) è stato decisivo, ma anche senza quello si respirava la sensazione che la partita non sarebbe cambiata. Ho visto spirito di gruppo, unità e il sostegno dei nostri tifosi.

Siamo noi i primi a determinare il nostro percorso: il nostro più grande avversario siamo noi stessi. Quando abbiamo avuto l’atteggiamento giusto, i risultati sono arrivati; quando invece abbiamo sbagliato atteggiamento, anche solo in parte, questo ha coinciso con le sconfitte. Dopo le tre battute d’arresto, la risposta della squadra è stata davvero importante.

A livello di gruppo, l’arrivo di giocatori con esperienza ha fatto la differenza. Parliamo di profili professionali dentro e fuori dal campo, in una delle squadre più giovani del campionato. Francesco Nardi rappresenta un valore aggiunto enorme. A dicembre sono arrivati anche Marco Spina, classe 2006 dalla Tor Sapienza, e Thomas Nazio, classe 2007: entrambi si sono inseriti subito bene nello spogliatoio, dimostrando personalità e qualità.



Il battito del gruppo: la parola al capitano Nicolò Stefanini

Se D’Amico è la mente, Nicolò Stefanini è il cuore pulsante dello Sporting San Cesareo. Leader silenzioso ma carismatico, il capitano incarna lo spirito di sacrificio di una squadra che ha imparato a non abbassare mai la guardia. Dalla gestione dello spogliatoio alla grinta messa in ogni contrasto, Nicolò ci racconta il momento d'oro del gruppo e la determinazione nel voler continuare a sognare in grande.

In cinque giorni avete battuto la prima e la seconda in classifica: come nasce un simile exploit?

"Credo che questa squadra sia assolutamente in grado di competere con formazioni attrezzate e forti come Città di Fiano e LUISS. È chiaro che non è mai facile giocare e vincere una partita, indipendentemente dall’avversario, ma queste sono gare in cui le motivazioni si trovano quasi da sole.

Nicolò Stefanini

Con questi risultati abbiamo dimostrato di essere una squadra che può avere un ruolo importante nel girone di ritorno. Personalmente, ti dico che sono rimasto più sorpreso dalle tre sconfitte consecutive arrivate dopo cinque vittorie di fila che non da queste due vittorie. Questo perché il vero limite della squadra, fino a oggi, è stata la poca esperienza.

Siamo un gruppo molto giovane: nessun giocatore supera i 30 anni, fatta eccezione per l’ultimo acquisto arrivato nella recente finestra di mercato. In alcune partite abbiamo pagato proprio questo aspetto, sbagliando la lettura dei momenti della gara. Per questo siamo contenti di esserci rialzati dopo un periodo negativo, e di averlo fatto contro la prima e la seconda della classe. Ora però dobbiamo restare con i piedi per terra e continuare su questa strada: la squadra ha i mezzi per farlo, ma per puntare a obiettivi importanti serve che tutti remino nella stessa direzione, dando ogni domenica anche più del 100%."

Come ha cambiato e migliorato il tuo gioco l’arrivo di D’Amico?

"L’arrivo del mister mi ha sorpreso in maniera estremamente positiva. Nonostante i miei 26 anni, ho una discreta esperienza nei campionati dilettantistici laziali e so bene che cambiare allenatore in corsa non è mai semplice, soprattutto quando il precedente tecnico aveva portato con sé un blocco di calciatori molto legati alla sua figura. In quel processo, infatti, abbiamo perso anche 3-4 giocatori importanti.

All’inizio non conoscevo il mister: non aveva mai allenato prime squadre e non sapevo cosa aspettarmi. Mi sono messo subito a disposizione, anche perché sono il più “vecchio” della rosa e questo è il mio quinto anno a San Cesareo. Colgo l’occasione per ringraziarlo pubblicamente: non sono mai stato un giocatore abituato a giocare poco e l’inizio di stagione, a livello personale, è stato complicato. Venivo da due infortuni importanti e il modulo del precedente allenatore non mi valorizzava.

Avevo anche parlato con altre società per cercare nuovi stimoli, dopo tanti anni qui fatti di vittorie e campionati importanti. Con l’arrivo di D’Amico, però, mi è stato subito chiarito che per lui avevo un ruolo centrale nel progetto. Mi è stata affidata la fascia da capitano, ho giocato tutte le partite 90 minuti dal suo arrivo e sono tornate anche le soddisfazioni personali: ad oggi conto 14 assist e 5 gol.

Gran parte di questo percorso è merito del mister: fin da subito si è vista la sua voglia e passione, è sempre disponibile e sta cercando di coinvolgere anche quei giocatori che prima avevano meno spazio. Siamo felici di poter ripagare il suo lavoro con le vittorie"

Sei uno dei calciatori con più esperienza del gruppo: che sensazioni hai rispetto alle stagioni passate?

"Come dicevo, insieme al portiere Gianluca Sabelli sono il più “anziano” della rosa. Cerco di portare la mia esperienza soprattutto ai più giovani, anche perché quest’anno è tornata la regola degli under. Ho vinto un campionato, una coppa e in questa categoria ho disputato due playoff da under, quindi conosco bene le emozioni che stanno dietro a determinati traguardi.

Cerco di trasmettere al gruppo l’importanza di sfruttare queste stagioni, perché annate così non capitano spesso: qualcuno smetterà, qualcuno cambierà categoria, altri magari giocheranno per squadre con obiettivi meno ambiziosi. Prima di ogni partita, quando ci riuniamo in cerchio, ricordo sempre che dobbiamo farlo per noi stessi, perché queste sono esperienze che restano nella vita calcistica e personale.

Sappiamo di aver speso meno rispetto a tante altre squadre del girone e di avere magari meno “nomi”, ma abbiamo dimostrato di avere forza, identità e carte in regola per ambire ai primi tre posti, che si raggiungono solo con lavoro, umiltà e unità. Le sensazioni sono molto positive: sono orgoglioso di questo gruppo e dei giocatori più esperti come Davide Berardi, Jacopo Romano e Francesco Nardi, che stanno dando un contributo fondamentale. Speriamo di continuare così e toglierci altre soddisfazioni".

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