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l'intervista
24 Novembre 2015
Fabrizio Paris
Quello che sta
facendo il Rieti in questa prima parte di campionato è sotto gli
occhi di tutti: una realtà che è dovuta ripartire da zero a meno di
un mese dall'avvio della stagione, senza praticamente una squadra e
con una società totalmente da rifondare. Ed ora, dopo tredici
giornate, il team amarantoceleste si ritrova al terzo posto in
classifica. Quasi un miracolo quindi quello compiuto dal club, ed uno
degli artefici principali è sicuramente il tecnico Fabrizio Paris,
reatino doc, che ha saputo in pochissimo tempo plasmare e compattare
un gruppo che ha messo in riga più di una squadra ben più
attrezzata rispetto alla compagine reatina. Ma anche adesso,
dall'alto dei suoi 24 punti, il mantra dell'allenatore continua ad
essere “pensiamo soltanto a salvarci”. In classico stile Paris...
Mister, cosa ti ha spinto in estate
a tornare sulla panchina del Rieti proprio in un momento così
delicato per la società?
Innanzi
tutto l'amore per la squadra della mia città, e poi sicuramente la
serietà di gente come il Presidente Riccardo Curci ed il Direttore
Pierluigi Di Santo. Certo, quando sono arrivato si erano portati via
pure l'olio dei massaggi (ride, ndr), ma insieme ci siamo rimboccati
le maniche ed abbiamo ricostruito tutto. Ed abbiamo creato un gruppo
eccezionale.
Se ad inizio settembre ti avessero
detto che dopo tredici giornate avreste occupato la terza posizione
in classifica, ci avresti creduto?
Onestamente
no. Appena arrivato mi è stato chiesto di centrare una salvezza
tranquilla e di cercare di far divertire, nei limiti del possibile, i
nostri splendidi tifosi, che voglio qui ringraziare per il supporto
datoci finora. Quello che siamo riusciti ad ottenere sino ad adesso è
fuori dalla norma, ma non dobbiamo montarci la testa, voliamo quindi
bassi e cerchiamo di stare il più lontano possibile dalle zone calde
della classifica.
Il Rieti ha incontrato tutte le big
del girone G, a parte l'Albalonga che incrocerà questa domenica:
quale squadra ti ha impressionata di più?
Ci
sono secondo me sei squadre attrezzate per vincere, chi più chi
meno, ovvero Torres, Viterbese, Arzachena, Olbia, Grosseto ed
Albalonga. Dal punto di vista del gioco quella che più mi ha colpito
di più è la Torres, la Viterbese invece penso sia quella con il
parco giocatori più competitivo.
E' risaputo che poni particolare
attenzione alla fase difensiva, lo dicono i numeri delle tue squadre.
Come prepari una partita? Qual è, se così si può dire, la tua
“filosofia” di gioco?
Guarda,
quest'anno sto cercando in realtà di lavorare diversamente rispetto
alle passate stagioni: cerchiamo molto di tenere palla, d'altronde se
il pallone ce l'hai tu è difficile che gli altri ti possano
segnare... Ci vuole tempo affinché la squadra metabolizzi a bene i
dettami da me impartiti, ma ultimamente il lavoro svolto sta dando i
suoi frutti.
Due volte sondato da Fedeli per la
panchina del Rieti ed in entrambi i casi non se ne è fatto nulla: ci
è voluto che l'imprenditore se ne andasse affinché tu potessi
tornare ad allenare gli amarantoceleste...
Onestamente
Fedeli lo conosco poco, ai tempi parlai più con il figlio... Ma è
tutta acqua passata, ora la mia testa è tutta rivolta al Rieti,
squadra che grazie al Presidente Curci posso allenare di nuovo.
Per concludere, come si suol dire
l'appetito vien mangiando: non è che sotto sotto visto quanto fatto
sinora si punterà a qualcosa di più di una salvezza
tranquilla?
Assolutamente
no. Quello che stiamo facendo è praticamente un miracolo, le squadre
che possono puntare in alto sono quelle con un budget ben diverso dal
nostro. Noi dobbiamo pensare a raggiungere il prima possibile la
quota salvezza, poi si vedrà...
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