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"Ci sentiamo presi in giro": dallo sfogo alla svolta. Cosa sta succedendo all'Olbia

La società gallurese ha subìto mesi difficili, tra scioperi e acquisizioni non concluse. Ora il club sembrerebbe aver ritrovato la via

16 Gennaio 2026

"Ci sentiamo presi in giro": dallo sfogo alla svolta. Cosa sta succedendo all'Olbia

Uno scatto di Albalonga-Olbia (Foto ©De Cesaris)

"Se non entra qualcuno nei prossimi giorni, con la Palmese domenica non giochiamo". Queste le parole del capitano dell'Olbia, Daniele Ragatzu, nella conferenza stampa di mercoledì. Una situazione, come è facilmente intuibile, ai limiti dell'irrecuperabile quella in casa gallurese. Ma da dove parte tutto ciò? Cosa ha portato i giocatori isolani a scioperare contro la società? Facciamo chiarezza, ripercorrendo la stagione sin qui complicata a 360 gradi da parte dei bianchi.

Gestione scellerata

Partiamo subito con uno spoiler: il 14 gennaio la Prosoccer Srl, con amministratore unico Antonina Flavia Fiore, acquisisce il 100% delle quote dell'Olbia Calcio, appartenenti a SwissPro, gruppo che dal 2023 aveva in mano il 70% della società. SwissPro, tuttavia, già in estate presentava i primi problemi, con l'intenzione di vendere a chiunque avesse avuto voglia di investire sull'Olbia. Il problema principale, però, era l'enorme debito accumulato che, stando a diverse fonti, era di circa 4 milioni di euro. Il primo a farsi avanti per una possibile acquisizione è l'imprenditore svizzero Roberto Sulas, il quale abbandona la trattativa ad inizio ottobre a causa della situazione debiti, sconosciuta da quest'ultimo. Questo porta al primo sciopero da parte dei calciatori, avvenuto nella settimana che precedeva il match contro il Budoni, valevole per la nona giornata. L'organico, infatti, non si è allenato per il mancato pagamento degli stipendi. In tutto questo, anche l'imprenditore Giuseppe Pistilli, accostato nelle settimane precedenti, rinuncia all'acquisizione del club. Il 30 ottobre, il Tribunale di Tempio riceve una prima istanza di fallimento, arrivata da un creditore. Anche in campo, la situazione è intricata: al termine della gara contro il Monastir, persa per 2-1, i giocatori si presentano in conferenza stampa annunciando l'interruzione degli allenamenti fino a quando non sarebbero arrivate garanzie sulla questione stipendi.

Primi segnali di svolta

Il 2 dicembre, Romi Fuke, imprenditore brianzolo di origini giapponesi, si avvicina al rilevamento delle quote societarie, retribuendo di tasca propria i calciatori. Ciononostante, perfino Fuke abbandona la nave, facendo insorgere nuovamente i giocatori. Nel frattempo, il tecnico si dimette Giancarlo Favarin, con i galluresi che nominano come successore Fabrizio Carafa, allenatore dei portieri. Si arriva dunque alla conferenza stampa del 13 gennaio, nella quale prende parola il capitano, Daniele Ragatzu: "Non possiamo più continuare. Abbiamo bisogno di certezze, altrimenti siamo obbligati a fermarci. Ad oggi tutto questo non è più tollerabile. Ci sentiamo presi in giro. Siamo arrabbiati e delusi perché siamo sempre scesi in campo facendo il nostro lavoro. È giusto mandare un segnale. A meno che non interviene qualcuno, noi domenica non giochiamo". Ed ecco che, come anticipato, il giorno dopo la Prosoccer Srl annuncia di aver acquisito il 100% delle quote. La società è stata creata ad hoc per l'acquisizione dei galluresi, con cordate di imprenditori sardo-piemontesi. Una svolta praticamente. La nuova proprietà non ha voluto perdere tempo, annunciando il ritorno di Ninni Corda come direttore dell'area tecnica e del nuovo tecnico Daniele Livieri. Infine, poche ore fa si è conclusa un'altra conferenza stampa, quella che ha presentato il nuovo progetto da parte della Prosoccer. A prendere la parola è stato lo stesso Corda, il quale ha dichiarato che entro il 31 gennaio verrano pagati tutti gli arretrati, oltre a chi ha presentato l'istanza di fallimento qualche mese fa. Che possa essere un nuovo punto di partenza.

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