l'intervista
Damiano Franco si racconta: dal Monte all'aneddoto con Milinkovic-Savic
Il centrale azzurro, assieme ai suoi compagni, ha voglia di centrare l'obiettivo salvezza. L'ex Primavera Lazio, inoltre, ripercorre il suo passato
Con un sentore di cambiamenti e tanta voglia di riscatto, il Montespaccato non intende mollare la presa e spera, ovviamente, nella salvezza. L'addio di Bussone e il successivo approdo di Fabrizio Romondini danno un chiaro segnale all'ambiente, volenteroso di risollevarsi dopo i tanti punti persi nel corso delle ultime settimane. Oltre al cambio in guida tecnica, la società del Presidente Monanni si è mossa anche sul mercato, impreziosendo il reparto offensivo con gli arrivi dell'esterno Lorenzo Bauco e del centravanti Victor Gomez.
Missione salvezza
Fondamentale sarà inoltre l'apporto del reparto arretrato: scontato dire che meno reti si subiscono, più aumentano le probabilità di fare punti. Uno dei punti cardine della difesa azzurra è Damiano Franco, il quale ha deciso di sposare il progetto Montespaccato in estate. Il centrale si è reso protagonista nell'ultimo match, quello pareggiato per 3-3 contro la Palmese in quel di Pomigliano d'Arco, realizzando la rete del momentaneo 2-2: "Credo che avremmo meritato qualcosa in più. Sul 3-2 per noi ci sono capitate delle occasioni per chiuderla, che però non abbiamo sfruttato. Su questo dobbiamo migliorare, viste anche le precedenti partite, vedi il match con il Monastir. Dobbiamo imparare a soffrire un po' di più ed essere furbi. Alla fine, un punto su un campo come quello della Palmese non è mai scontato". Dopodichè, l'ex Aquila Montevarchi è tornato sull'esonero di Andrea Bussone: "Non è mai bello affrontare un esonero. A pagare, in questi casi, è quasi sempre l'allenatore ma alla fine a scendere in campo siamo noi. Quando c'è di mezzo un esonero, dunque, ti senti responsabile e ti fai un esame di coscienza". Ora la testa è tutta a domenica, quando l'Albalonga farà visita agli azzurri: "Vogliamo fare il prima possibile 3 punti al Don Pino Puglisi. Ci siamo andati vicino con il Monastir, mentre con il Trastevere non è bastato passare in vantaggio. Speriamo che domenica sia la volta buona".
La Lazio, i campioni e quella volta con Milinkovic-Savic
Nonostante i soli 23 anni (ne compirà 24 il prossimo 22 febbraio), Franco ha un background alle spalle abbastanza importante. Il classe 2002 è stato capitano della Primavera della Lazio, condividendo lo spogliatoio con tanti giocatori che tutt'oggi militano nel professionismo: "A me la Lazio ha dato tanto. In Primavera eravamo una squadra forte, ma nel calcio a farla da padrone molto spesso è il gruppo. Ad esempio, con noi si era appena aggregato Floriani Mussolini, che all'epoca era sotto età. Si vedeva già, però, che era un gran giocatore. Sono contento che sia arrivato in Serie A perché se lo merita". Non solo, l'attuale difensore del Montespaccato, dopo l'esperienza in biancoceleste, è approdato alla Reggina, all'epoca in Serie B. In rosa, erano presenti German Denis, Jeremy Menez e un giovane Michael Folorunsho: "Ho avuto la fortuna di giocare con grandi campioni. Magari uno li vede da fuori e crede che siano inarrivabili ma alla fine sono ragazzi comunissimi. Con German (Denis, ndr) avevo un bel rapporto, mi dava sempre consigli. La fortuna di condividere lo spogliatoio con questo tipo di giocatori ti arricchisce. Ad esempio, ho avuto la possibilità di essere convocato in 2 volte in Champions League e una decina in Serie A, ai tempi della Lazio. Allenarsi con gente come Immobile, Luis Alberto e Milinkovic-Savic ti fa rendere conto quanto lavoro c'è dietro per preparare la domenica". Proprio su Immobile, Damiano Franco ricorda i momenti in allenamento, in cui aveva a che fare con uno dei migliori attaccanti italiani degli ultimi anni: "È emozionante parlarne, figurati ad allenartici. Le prime volte, mentre lo marcavo, magari cercavo di evitare di andare a contrasto. Tuttavia, non ti capita tutti i giorni di marcare un giocatore che ha vinto la Scarpa d'oro". Infine, un simpatico aneddoto accaduto durante una delle prime convocazioni in Prima Squadra: "Alla mia prima convocazione in Champions, salgo sul pullman senza sapere dove mettermi. Per sbaglio, mi ero seduto al posto di Milinkovic-Savic. Inutile dire che mi ha cacciato, ma con le buone maniere".
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