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L'episodio

Andrea Cardone scrive per noi: Ciriachi e un gesto che fa riflettere

Quando l'allenatore diventa educatore: l'ex tecnico racconta l'episodio di fair play di cui si è resa protagonista domenica la Vis Aurelia

13 Gennaio 2026

Andrea Cardone scrive per noi: Ciriachi e un gesto che fa riflettere

Andrea Cardone, ex allenatore che oggi lavora per il Monza

Oggi mi è capitato di assistere, quasi per caso, a una gara di Under 15 Regionale nel Lazio. Non era nei miei programmi. In questo periodo mi sto occupando di altri sport e, quando seguo il calcio, lo faccio più spesso in Lombardia che nella regione dove per tanti anni ho ricoperto il ruolo di tecnico e preparatore. Attualmente lavoro sulla metodologia di allenamento degli sport olimpici e sulla performance per il Monza Calcio. Cercavo semplicemente una mattinata di sport: osservazione, contaminazione, apprendimento. Per questo ho scelto il Flaminio Real, un ambiente che conosco come luogo multidisciplinare, dove accanto al calcio convivono rugby e tennis: contesti che parlano la lingua dell’apprendimento attraverso il corpo. Non immaginavo che avrei assistito ad un episodio capace di riportarmi al cuore di ciò che, a mio avviso, lo sport giovanile dovrebbe essere. Da tempo sento il bisogno di mettere in discussione, nel settore giovanile, una parola: allenatore. Non perché sia sbagliata in sé, ma perché troppo spesso viene associata a chi “dice ai bambini cosa devono fare”. Io credo che oggi servano figure diverse: facilitatori di apprendimento, formatori, o meglio ancora educatori, capaci di creare ambienti nei quali il talento possa esprimersi in modo naturale, autentico, non forzato.

In campo c’era la Vis Aurelia, guidata in panchina da Federico Ciriachi. Preciso subito una cosa fondamentale: non conosco Federico, non ho rapporti con lui e ho scoperto il suo nome solo a posteriori. Ero lì da osservatore esterno, libero da appartenenze e aspettative. Ed è proprio per questo che ciò che è accaduto ha avuto un impatto ancora più forte. Durante la gara, un ragazzo della squadra avversaria passa il pallone di testa al proprio portiere, che lo blocca con le mani. L’arbitro fischia erroneamente il calcio di punizione. Si crea un momento di confusione: proteste, distrazioni, rumore di fondo. In quel frangente, i ragazzi della Vis Aurelia battono rapidamente e segnano. L’arbitro, in questo caso correttamente, convalida il gol. Fin qui, nulla di scandaloso. L’errore fa parte del gioco, fa parte dell’apprendimento. E spesso sono proprio i partecipanti a doverlo gestire e metabolizzare. Ma è quello che accade dopo a fare la differenza. Federico Ciriachi, che in quel momento dimostra di essere molto più di un allenatore, insieme al responsabile della Vis Aurelia presente a bordo campo, prende una decisione chiara, netta, non negoziabile: invita i propri ragazzi a restituire il gol, lasciando segnare gli avversari senza alcuna opposizione.
Non una protesta.
Non una sceneggiata.
Non una morale urlata.
Un gesto.
Semplice, potente, educativo.
Un gesto che riconosce l’errore, lo accoglie e lo trasforma in apprendimento. Un gesto che dice ai ragazzi, senza bisogno di parole: si può vincere anche rinunciando a un vantaggio ingiusto. Un gesto che sposta l’attenzione dal risultato al significato.
E i ragazzi?
I ragazzi hanno capito.
Hanno accettato.
Hanno agito di conseguenza.

La Vis Aurelia perderà quella partita. Una vittoria li avrebbe avvicinati alla cima della classifica. Ma in realtà, oggi, la Vis Aurelia ha vinto molto di più. Ha vinto i valori dello sport. Perché nello sport vincere o perdere non saranno mai la stessa cosa. E perché il nostro compito, come adulti, non è solo spingere i ragazzi a esprimere il massimo potenziale, e quindi anche a cercare la vittoria, cosa sacrosanta, ma insegnare loro come farlo: rispettando le regole, rispettando gli avversari, imparando anche dalla sconfitta. Se vogliamo davvero costruire ambienti di apprendimento, dobbiamo avere il coraggio di fare scelte come questa. Scelte che non finiscono sul tabellone, non entrano nelle statistiche, non fanno classifica. Ma restano. Restano nella coscienza dei ragazzi. Ed è lì, alla fine, che si gioca la partita più importante.

Complimenti Federico, complimenti ai ragazzi e alla società Vis Aurelia!

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