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Focus
13 Gennaio 2026
Leonardo Moni, regista della Romulea (Foto ©Photosportroma)
C'è un "piccolo" grande giocatore che sta incantando la Seria A negli ultimi anni, protagonista dei due scudetti del Napoli, con Spalletti prima e Conte poi che non fanno praticamente mai a meno di lui: Stanislav Lobotka. Domenica nel big match del Vianello tra Savio e Romulea, lì in mezzo al campo c'era un giocatore in maglia amaranto oro che ce l'ha ricordato particolarmente: si tratta di Leonardo Moni, con il numero 8 sulle spalle e le chiavi del centrocampo di Cianti in mano.
Il centrocampista classe 2011 è stato il migliore in campo dei suoi e non solo, forse il giocatore che più ci ha impressionato nella sfida di Via Norma. Fin dai primi minuti ha preso in mano le redini del gioco con grande personalità, mettendosi in cabina di regia e chiedendo sempre palla. La quantità di palloni ripuliti e giocati con grande intelligenza è davvero importante, con il numero 8 sempre a compiere la scelta giusta: non solo però, parliamo di una prestazione a tuttotondo perché anche in fase difensiva è riuscito a dare il suo importante contributo. Nonostante la statura, quando c'è da lottare Moni non si tira mai indietro, va a contrasto con grinta e riesce anche spesso ad intuire le linee di passaggio avversarie. Sul prato del Vianello lo potevi trovare ovunque, ha calcato ogni zolla del campo dei blues, offrendo una prestazione da applausi sotto tutti i punti di vista.
Il big match dell'altro ieri fotografa al meglio quelle che sono le caratteristiche di Moni e che ci hanno ricordato lo stile di gioco di Lobotka. Così come lo slovacco, il numero 8 amaranto oro è il cervello della sua squadra e mister Cianti non ci pensa nemmeno a privarsene: 16 partite su 16 da titolare e sostituito in due sole occasioni, nei successi in goleada contro Atletico 2000 e Polisportiva Carso. Quello che stupisce di lui è la sua intelligenza calcistica, che lo accomuna appunto al regista azzurro, a cui abbina visione di gioco e qualità di passaggio. Balza all'occhio la sua tranquillità in campo, anche quando viene pressato non si scompone e rappresenta per i compagni un porto sicuro per mettere in banca il pallone: l'arte del distinguersi facendo le cose semplici.
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