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l'identikit
31 Marzo 2015
Zaccaria Sdaigui, esulta dopo il 2-0 nel derby
Il gol nel derby è solo l'ultimo
capitolo della storia di Zaccaria Sdaigui. Un'avventura, quella del
centrocampista che ha illuminato l'ultima stracittadina, cominciata
però ben lontano da Trigoria. Abbiamo deciso di ripercorrere le
tappe di un viaggio che, partendo dai primi calci all'Affrico e
passando per il Siena, lo ha poi portato alla corte Roma. Ecco così
l'identikit di un classe 2000 che, si dice, abbia letteralmente
stregato Bruno Conti.
Le origini. La sua famiglia, dal
Marocco si trasferisce a Firenze. Qui nasce il ragazzo che, a due
passi dall'Artemio Franchi, comincia a tirare i primi calci ad un
pallone vestendo la maglia dell'Affrico, società storica nel mondo
del calcio giovanile in Toscana. Passa poco tempo prima che per lui
si faccia avanti il Siena. Con i bianconeri disputa due stagioni,
periodo in cui la sua strada si incrocia con quella di Daniele
Amerini, ovvero l'agente che poi lo proporrà alla Roma. “Ricordo
ancora le parole di mio suocero che, per motivi di lavoro, aveva
incontrato Mohamed, il padre di Zaccaria. Mi disse che non potevo non
andare a vedere questo ragazzo, che aveva una marcia in più rispetto
a tutti gli altri. Dopo tanta insistenza – continua Amerini – ho
finito col cedere. La prima volta lo vidi contro il Prato, capii
subito che in effetti aveva davvero qualcosa in più”.
L'arrivo a Trigoria. Momento cruciale
per l'approdo del centrocampista in giallorosso è il fallimento del
Siena. Amerini si mette subito al lavoro. La Roma (sembrerebbe
proprio sotto esplicita richiesta di Bruno Conti, estasiato dal
ragazzo, ndr) si dimostra sin da subito decisa a puntare sul giovane,
a differenza pare di squadre come Juventus, Fiorentina e Inter: “La
Roma – ci rivela Amerini – si è dimostrata la più lungimirante.
Sono felice che la società sia contenta di Zaccaria, va dato però
merito a Bruno Conti e Marco Albergati, assieme a tutto lo staff, per
il lavoro di scouting che hanno fatto e per la capacità che hanno
avuto nel portarlo nella capitale”. Da quel giorno è stata una
vera e propria escalation con Sdaigui che, a suon di gol e
prestazioni da applausi, si è ritagliato il ruolo di pedina
imprenscindibile nella mediana dei Giovanissimi Nazionali di Roberto
Muzzi.
Identikit. Guardando Zaccaria Sdaigui,
la prima qualità che salta all'occhio è sicuramente l'esuberanza
fisica di cui dispone. I mezzi atletici lo rendono infatti un
elemento decisamente prezioso nella mediana giallorossa. La sua
peculiarità è però la capacità di creare superiorità numerica in
mezzo al campo grazie a quegli affondi palla al piede che, come si è
visto anche nel derby, spaccano letteralmente a metà il centrocampo
avversario. Una falcata, e una coordinazione, rara per un giocatore
di 183 centimetri, grazie alla quale riesce a rendersi pericoloso
anche in zona gol. “Sono contento che stia riuscendo a mostrare le
sue qualità – dichiara Amerini – ha tutto ciò che serve per
fare il calciatore anche a livelli importanti ma deve continuare a
lavorare. Di lui posso dire che è un ragazzo umile che ha sempre
voglia di migliorarsi perchè ha la competizione nel sangue. Se la
mantiene potrà fare cose importanti. Io ho fatto il calciatore per
vent'anni e posso dire che la differenza la fa la forza mentale, il
saper gestire le pressioni. Con questa testa può far bene”. Uno
spirito di sacrificio che gli ha permesso di guadagnarsi anche la
maglia azzurra. Sdaigui era infatti l'unico giallorosso presente
nella doppia amichevole dell'Under 15 con l'Albania Under 17.
Ennesima soddisfazione per un ragazzo che sta bruciando tappe e
avversari. Certo, la strada verso il calcio che conta è ancora lunga
ma, conoscendolo, Sdaigui non è certo uno che ha voglia di smettere
di correre.
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