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approfondimento
20 Ottobre 2015
Valerio D'Andrea, è al terzo anno con la Roma ©fotoLori
Il bello del calcio è che non importa
chi sei o da dove vieni. Ciò che conta realmente è il campo, unico
vero giudice di un mondo che ha delle regole tutte sue. Quel
rettangolo verde ha un potere assoluto, potendo a sua scelta esaltare
il gesto più piccolo, così come mettere a nudo ogni debolezza,
anche quella più nascosta.
Ma allora, come orientarsi in un simile
labirinto? La risposta è tanto semplice quanto complicata da
raggiungere: lavoro e pazienza. Due semplici parole che rappresentano
però gli autentici pilastri su cui si basa il successo nel calcio,
giovanile e non solo. A dare forma a tutto questo, ci hanno pensato
Valerio D'Andrea e la sua Roma. Un tecnico e un gruppo, quello dei
2001 giallorossi, che nonostante siano solo al loro primo mese nei
Nazionali stanno brillando per gioco e risultati. Una storia già
vista, se si ripensa a quanto fatto l'anno scorso o a quello ancora
prima, ma che riassume come meglio non si potrebbe tutto ciò che c'è
di giusto. L'en plein non è arrivato per caso, ma attraverso un
lavoro che dura ormai da tre anni in cui squadra, e tecnico stesso,
sono cresciuti assieme in un viaggio che a Trigoria, e questo è bene
sottolinearlo, hanno avuto la pazienza e la lungimiranza di
accompagnare.
Così come per i suoi ragazzi, anche
D'Andrea sta muovendo i suoi primi passi nei Nazionali. Un mondo
nuovo per il tecnico che però non ha mostrato esitazioni, portando
in cima alla classifica quella che oggi potrebbe essere definita come
una macchina perfetta. Una capacità maturata nel tempo perchè
D'Andrea è uno di quelli che è emerso grazie alla famosa gavetta,
crescendo attraverso successi e soprattutto sconfitte. Gli ultimi tre
anni alla Roma, in cui ha vinto due campionati e nel terzo è a
punteggio pieno, sono solo gli ultimi capitoli di una storia partita
nei campionati Regionali. Attira le attenzioni delle big romane
portando alle finali i Giovanissimi del Pro Roma. Da lì arriva la
chiamata del Savio, società con cui vince un campionato regionale
Allievi e ne sfiora un altro nei Giovanissimi, perdendo la finale
contro un certo Federico Coppitelli. Da via Norma si trasferisce poi
in via Candiani dove, nel biennio con la Tor Tre Teste, centra un
titolo regionale con i Giovanissimi. Un percorso che, oltre a
portarlo a Trigoria, gli ha permesso di maturare l'esperienza
necessaria per guidare un gruppo che sta davvero dimostrando di avere
delle potenzialità importanti.
Avere giocatori di qualità rende il
lavoro dell'allenatore più semplice ma tenerli sulla corda e
integrarli alla perfezione all'interno di un sistema di gioco
equilibrato e soprattuto vincente non è proprio da tutti. Ciò che
ha impressionato è stata la crescita costante di tecnico e gruppo
che hanno saputo calarsi di volta in volta in nuove realtà ma sempre
con la stessa mentalità. L'anno scorso ne è un chiaro esempio
quando, da una settimana all'altra, si è passato dal vincere
l'Halima Haider all'affrontare avversari decisamente meno blasonati
nei Giovanissimi Fascia B. Ovviamente, dagli inizi, questo gruppo è
cambiato. Sono arrivati i vari Meo, dalla Tor Tre Teste, o Bamba,
dalla Vigor, sino agli ultimi acquisti per il campionato nazionale
come quelli di Semeraro, Anatrella o Cusumano. Piccoli aggiustamenti
su una struttura costruita nel tempo e con pazienza: i vari Riccardi,
Cangiano, Barbarossa, Santese, Laurenzi o Simonetti, non sono certo
arrivati ieri a Trigoria. Proprio il capitano, rappresenta il
carattere che lo stesso D'Andrea ha sviluppato. Riproporlo in un
campionato Nazionale è una scommessa che non tutti avrebbero avuto
il coraggio di accettare. Schierare un giocatore non ancora in
possesso di una grande struttura fisica non è da tutti, ma la
conoscenza che il tecnico ha raggiunto circa i suoi ragazzi gli ha
permesso di puntare forte su un Simonetti che, di fatto, si sta
dimostrando come il vero e proprio prolungamento dell'allenatore in
campo. Quest'ultimo è solo l'ennesimo tassello di un mosaico che a
Trigoria hanno costruito passo dopo passo, attraverso lavoro e
pazienza, appunto.
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