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Lo speciale/2
31 Dicembre 2015
Alessandro Bianchi (a sinistra) e Lorenz Meledandri (foto Del Gobbo)
Dopo aver fatto parlare i numeri, andiamo dentro al campo. Più precisamente al centro, dove vengono decise nella maggior parte dei casi tutte le sfide da quando un pallone rotola sull'erba. Il Grifone Monteverde ed il Tor di Quinto hanno dimostrato sin qui (numeri alla mano, ma non solo) di avere la possibilità di poter arrivare fino in fondo in questo campionato. Sono due formazioni che hanno caratteristiche molto diverse: nell'interpretazione della gara, nel modo in cui vanno a segno e nella reazione alle difficoltà. Differenze che vengono riproposte da due dei giocatori chiave agli ordini di Alessandro Radi e Valentino Vergari. Alessandro Bianchi e Lorenzo Meledandri, entrambi centrocampisti, ma con funzioni e metodi di gioco completamente differenti. Entrambi sono quanto di più vicino ci sia all'immagine che Grifone e Tor di Quinto danno di loro allo specchio. Le scelte fatte dalle società si sono rivelate dunque davvero appropriate, perché hanno permesso ai due tecnici di avere due giocatori assolutamente funzionali ai loro sistemi di gioco e alle loro idee.
Ex Futbolclub Meledandri era reduce da
uno scudetto sfiorato in maglia orange agli ordini di Roberto Baronio
ed è un giocatore che sa interpretare bene entrambe le fasi. La sua
corsa in mezzo al campo non è mai fine a sé stessa e non è
difficile vederlo ripartire ed aiutare i compagni quasi per l'intera
durata della gara. Nei match più complicati affrontati fin qui dal
Tor di Quinto, Meledandri è sempre stato uno dei migliori per
qualità nell'applicazione ed intelligenza tattica. Sa distruggere il
gioco avversario e sa anche come liberarsi del pallone in maniera
utile per favorire l'azione dei rossoblu. Giocatore versatile, che sa
anche inserirsi con pericolosità nell'area avversaria e che ha anche
un buon rapporto con il gol. Non ha problemi nella gestione fisica
del match, anche se in alcuni frangenti la sua volontà e forza
fisica lo portano ad eccedere nel contrasto. E' dunque una pedina
fondamentale per il gioco di Vergari, che cerca di svilupparsi con un
palleggio quai ridotto al minimo per poi puntare sulle individualità
di grande spessore che il Tor di Quinto ha nel reparto avanzato.
Insomma, un muro di gomma che sa anche adattarsi in qualità di
regista, all'occorrenza, nel corso del match. Un centrocampista
moderno, dinamico, che può ancora migliorare ed imporsi maggiormente.
L'erede Bianchi, al contrario, risponde
molto più ai canoni del classico regista. E' lui a chiamare ed
orchestrare l'incredibile quantità di palleggio e di movimenti del
Grifone Monteverde. E' un classico “4” che dal centro del campo
osserva il gioco e lo fa muovere. E' in pratica l'erede naturale di
un altro giocatore con caratteristiche molto simili, Alessio Di
Maggio, che in questa stagione ha fatto maggiormente la spola tra
prima squadra e Juniores rispetto all'anno scorso. Nel match contro
l'Accademia Calcio Roma (perla rara di bellezza calcistica del
collettivo) Bianchi giocò dal primo minuto, Di Maggio subentrò in
corso d'opera, ma il Grifone in quell'occasione non risentì
minimamente dell'assenza del giocatore ora alla Vis Artena. E' un
metronomo perfetto e, come il compagno di reparto avversario, riesce
anche ad andare a segno con buona regolarità. Visione di gioco ed un
piede praticamente fatato gli consentono di far correre veloce il
pallone e di dare il ritmo giusto agli incontri. Difficilmente forza
la giocata e riesce a trovare spazio e tempo per servire i compagni.
Sarà dunque davvero interessanti vederli l'uno contro l'altro nella
sfida di sabato, anche perché è probabile che Meledandri si troverà
spesso ad intercettarne le idee e le giocate.
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