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Editoriale

Calcio giovanile, tra passione e deriva: è tempo di fermarsi

Una riflessione necessaria sui comportamenti che stanno, di settimana in settimana snaturando il gioco

10 Febbraio 2026

Calcio giovanile, tra passione e deriva: è tempo di fermarsi

Vivere le emozioni all'interno di un gruppo di ragazzi è una delle esperienze migliori che un addetto ai lavori possa vivere. Che sia un tecnico, un preparatore, un dirigente accompagnatore o anche un giornalista. Comprenderne il momento, la vita, i pensieri deve essere ed è a tutti gli effetti un privilegio, come lo è scriverne le gesta. In un mondo al cui interno si viaggia alla velocità della luce, continuamente alla ricerca del futuro, in giorni in cui anche in una sola ora si è rimbalzati da una parte all'altra a ritmi supersonici, ad un certo punto però ci si dovrebbe fermare e riflettere.

Il gioco del calcio è stato concepito appunto come un gioco, un'attività ludica in cui ad esaltarsi dovrebbero essere solamente le doti tecniche, senza mai sfociare nel lato oscuro, quello caratterizzato da violenza, sia verbale che fisica. Troppo spesso continuiamo ad assistere a vicende che con questo sport hanno poco a che fare, ogni weekend in svariati campi, raccontiamo, leggiamo ed osserviamo di risse, che sia tra dirigenti, giocatori o spettatori in tribuna, che poi sono genitori e amici di chi va in campo.

Comportamenti inaccettabili sotto tutti i punti di vista. Fermarci a riflettere sui motivi di tutto ciò deve essere il dovere di tutti. Solo nell'ultimo sabato per esempio, nel campionato di Under 19 è assurdo ed intollerabile quanto visto a Colleferro e Ladispoli. Senza prendere le parti di nessuno ci sentiamo di condannare fermamente. Al termine delle due gare, su entrambi i terreni di gioco si sono verificati veri e propri attimi di tensione, che vedevano coinvolti tutti, tra giocatori e dirigenti, in un'atmosfera quasi surreale.

In un'epoca in cui si cresce a vista d'occhio, in cui forse però si è perso il contatto con la realtà, ogni ragazzo dovrebbe essere ben consapevole anche delle conseguenze a cui va incontro. Squalifiche lunghe, svolte penali, di cui probabilmente non si è a conoscenza perchè forse non istruiti a dovere. Per quale motivo precludersi per settimane, mesi ed a volte anni la possibilità di praticare quello sport che a questa età dovrebbe essere quasi una ragione di vita nel senso più puro del termine. Una passione che dovrebbe consegnare quelle sane emozioni che ci rendono vivi. Forse oggi è proprio questo che manca: l'amore per il gioco del calcio. Ritrovare la più pura gioia nello stare insieme, nel combattere sportivamente per un obiettivo comune, con la conseguente accettazione della sconfitta, senza mai sfociare in atteggiamenti provocatori. Sicuramente l'estremizzazione c'è sempre stata, questo è indubbio, ma col passare degli anni è aumentata sempre di più, e forse si è arrivati ad un punto di non ritorno.

Fermare un attimo il tempo, riflettere, guardarsi negli occhi e guardarsi dentro tutti quanti. Questa deve essere la missione, mettendo da parte risultati, e rimettendo al centro la più pura essenza di questo meraviglioso sport.

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